Federico Bachstein & C.

Si tratta di quindici francescani del convento di Praga intitolato a Santa Maria Ad Nives. Nel 1611 vennero massacrati dai luterani al servizio dell’ex vescovo di Passau, Leopoldo. Tutti erano stati spogliati prima del martirio. Federico Bachstein, boemo di Baumgarten e maestro dei novizi, fu trapassato da una lancia. Padre Juan Martínez, spagnolo, cercava di nascondere il Santissimo: gli tagliarono la mano destra e poi la testa. Al francese padre Simon spaccarono la testa a bastonate. L’italiano Bartolomeo Dalmasoni (di Ponte San Pietro, dalle parti di Bergamo) venne frustato e poi finito a sciabolate. Il milanese Girolamo dei conti Arese morì di spada. Gaspare Daverio, di Bosto (vicino a Varese) cercò rifugio nel campanile insieme ai confratelli Giacomo e Diego-Giovanni, ma vennero raggiunti e buttati di sotto. Il tedesco Jakob di Augusta fu ucciso a pugnalate. Allo svevo Klemens, novizio, fu divisa in due la testa con un’ascia. L’olandese Cristoforo Zelt era un frate laico, faceva il cuoco ed era il più anziano del convento. Tre giorni prima aveva predetto il martirio collettivo. Gli fracassarono il capo a colpi di mazza ferrata. Di sciabola morirono i boemi Emanuele, aiuto cuoco, e i novizi Antonio e Giovanni, più l’italiano Giovanni Bodeo, di Mompiano in quel di Brescia. Si trattò di un eccidio gratuito, dovuto al fanatismo ideologico delle guerre di religione e perpetrato per puro odio nei confronti dei religiosi, emblema del “papismo” agli occhi dei cosiddetti “riformati” più vieto. Gli assassini di lì a poco morirono quasi tutti di fame o peste.