Federlazio bacchetta la Regione

Il presidente Tabacchiera: «Ci sono segnali di ripresa ma ora Marrazzo affronti i nodi cruciali dopo l’impasse politica»

Sabrina La Stella

«Si ripropone, ormai con regolarità, il tradimento sistematico delle aspettative delle nostre imprese». Il presidente di Federlazio Massimo Tabacchiera ha aperto così ieri la presentazione dell’indagine congiunturale sulle Pmi del Lazio relativa al 1° settembre 2005, sottolineando lo scarto che si ripropone a ogni rilevazione semestrale tra le previsioni di crescita delle aziende e i dati che emergono a consuntivo. L’indagine, condotta per il semestre 2005 su un campione di 350 aziende rappresentative del tessuto economico e produttivo regionale, mette in luce una ripresa delle aziende laziali, dopo la frenata del 2004.
Ma il timore di una ricaduta è presente: «Se vogliamo che gli indicatori salgano occorre che la Regione, una volta ultimata la registrazione della macchina istituzionale, affronti i nodi cruciali sul tappeto», ha spiegato Tabacchiera, riferendosi in particolare alla necessità di superare «la fase di transizione di questo 2005, che dalle elezioni dell’aprile scorso ha condizionato inevitabilmente l’azione dei soggetti istituzionali», assorbendo gran parte delle energie regionali intorno alla riorganizzazione politica. Ci si attende ora un importante sostengo al Confidi, il consorzio che le Pmi hanno costituito per rendere più agevole e meno costoso l’accesso al credito.
Fino a oggi questo meccanismo consortile ha svolto una funzione integrativa di informazione e sostegno nell’intermediazione Pmi-banche, rispetto a quella prevista dagli accordi di Basilea 2. Un fattore che, unito ad altri, ha permesso al Lazio di invertire la tendenza rispetto al dato del 2004 (l’aumento annuo del Pil, sceso nel 2004 allo 0,9 per cento, è tornato all’1,1, come nel 2003). Una performance, questa, nettamente superiore al dato nazionale (aumento del Pil 2005 pari allo 0,3 per cento).
Secondo ciò che è emerso nell’ultimo semestre 2005, nel Lazio sono nate, in percentuale, più aziende, rispetto al dato nazionale (rispettivamente +2,02 per cento e +1,95). Ma anche il tasso di «mortalità» è stato superiore al resto d’Italia (+1,37 rispetto a +1,19). Nel Lazio attualmente operano 549.398 aziende: 44.425 nella provincia di Frosinone, 55.518 a Latina, 14.921 a Rieti, 395.375 a Roma e 39.159 a Viterbo. Un dato che ha fatto parlare la Federlazio di «archiviazione della recessione registrata nel 2004, e di recupero mostrato dal Pil e dalla crescita nel secondo trimestre 2005», ma che, ciononostante, per la chiusura del 2005 lascia spazio al rischio di tradursi in termini negativi, mentre le proiezioni sul 2006 sono già di per sé modeste. Un altro dato negativo è quello che riguarda le esportazioni: elaborando i dati Istat, la Federlazio ha notato come nel primo trimestre del 2005, a confronto con il primo trimestre dell’anno precedente, le esportazioni dei prodotti della Regione abbiano registrato un -7,1 per cento e che la quota di export laziale sul totale nazionale si è ridotta passando dal 4 per cento al 3,5 per cento.
Importante a questo punto il ruolo di Consorzi Export perché, ha sottolineato Tabacchiera, «abbiamo bisogno di rafforzare il tessuto produttivo attraverso politiche orientate al consolidamento delle unità imprenditoriali esistenti e alla ricerca di tutte le sinergie utili ad accrescerne l’operatività». Grazie al Consorzio Export, infatti, le aziende regionali sono in grado di presenziare alle manifestazioni fieristiche internazionali e accedere al mercato estero. Un provvedimento che la Federlazio chiede a gran voce sia messo tra le priorità dell’agenda politica regionale.