Federmacchine: l'industria del bene strumentale torna a crescere

Nel corso dell'assemblea generale della Federazione nazionale dei costruttori di beni strumentali, diffusi i dati del settore: bene l'export, ancora debole il consumo interno

E' positivo il bilancio 2010 dell'industria italiana costruttrice di beni strumentali. Dopo un 2009 da dimenticare, tornano a crescere tutti i principali indicatori economici del settore rappresentato da Federmacchine, la federazione nazionale delle aziende del comparto.
Questa in sintesi la fotografia presentata giovedì 14 luglio da Alberto Maria Sacchi, presidente uscente Federmacchine, in occasione dell'assemblea annuale che ha ospitato l'incontro incentrato sul tema "Il settore dei beni strumentali in Italia e Germania: due leader a confronto", cui sono intervenuti Roberto Crapelli, amministratore delegato Roland Berger, e Gregorio De Felice, responsabile servizio studi e ricerche di Intesa San Paolo.
Secondo i dati elaborati dal Gruppo Statistiche Federmacchine, nel 2010, la produzione è cresciuta portandosi a 34 miliardi di euro, 13,5% in più rispetto all'anno precedente. Principale motore della ripresa è l'export che, cresciuto del 16,2%, si è attestato a quota 23 miliardi di euro. Principali mercati di sbocco dell'offerta italiana di settore sono risultati: Cina (2 miliardi di euro), Germania (1,9 miliardi), Francia (1,8 miliardi), Stati Uniti (1,3 miliardi).
Più debole pari all'8,2%, è risultato invece l'incremento delle consegne sul mercato interno che hanno raggiunto il valore di 11,1 miliardi di euro, trainate dal consumo che, in crescita del 12%, si è attestato a 17 miliardi di euro.
Sebbene i dati siano positivi, occorre evidenziare che il terreno perso con la crisi del 2009 non è stato ancora recuperato. Nel 2010 la produzione resta ancora inferiore del 20% rispetto al valore del 2008, così l'export arretrato del 18% e il consumo domestico che risulta ancora inferiore del 23,5% rispetto al valore registrato prima della crisi.
D'altra parte, le rilevazioni emerse dall'indagine previsionale condotta su un campione rappresentativo di imprese del comparto, evidenziano, nel primo trimestre del 2011, la discrepanza tra l'andamento delle vendite sul mercato interno e estero. A fronte di una debole domanda interna, giudicata bassa dal 33,4% degli intervistati, si rileva soddisfazione per la performance della domanda estera valutata alta dal 43% dei rispondenti.
"L'analisi dei dati di lungo periodo - ha affermato Alberto Sacchi, presidente Federmacchine - individua in due fattori la ricetta delle imprese del settore per sconfiggere la crisi e mantenere alto il livello di competitività: sguardo rivolto all'export e salvaguardia del capitale umano".
Nel primo decennio del 2000, il rapporto export/produzione è cresciuto dal 61% al 67%. L'incremento della quota di produzione destinata ai mercati stranieri non ha comportato una significativa crescita dimensionale delle imprese, il cui numero medio di addetti si è mantenuto intorno alle 28-29 unità per un fatturato medio pari a 4-5 milioni di euro.
D'altra parte, considerando il numero di addetti impiegati nel settore del bene strumentale, emerge chiaramente come, dopo la riduzione dovuta alla grande crisi, le imprese del comparto abbiamo avviato un processo di assunzione interrompendo il trend negativo rilevato a partire dal 2008 e che, al contrario, interessa tuttora l'industria manifatturiera italiana intesa nel suo complesso. Considerato il 2005 come base 100, l'indice relativo agli addetti impiegati nelle aziende Federmacchine passa da 95 (2009) a 96 2010); di contro quello dell'industria nel complesso passa da 94 (2009) a 92 (2010).
La maggiore apertura all'estero e la dinamicità dell'industria italiana costruttrice di beni strumentali si riflette nell'incremento, relativo al biennio 2009-2010, del contributo a Pil cresciuto dall'1,9% al 2,2%; totale addetti impiegati nell'industria, da 3,7% al 4%; export delle sole merci, da 6,5% a 6,8%.