Il feeling è finito: il presidente ritorna l’«ex comunista»

RomaIl feeling recente è questione di puro interesse: la sua firma ai decreti federalisti. Napolitano, per l’inconscio leghista risvegliato dall’attacco al mito padano, resta sempre il firmatario di una legge (la Turco-Napolitano) che Bossi (nella foto) all’epoca definì «contraria alla dignità dei popoli», un professionista dalla politica, un uomo del Mezzogiorno e poi, soprattutto, un ex comunista. Nel caotico pantheon leghista c’è spazio anche per un robusto anticomunismo (anche se Maroni e Bossi iniziarono iscrivendosi al Pci...), che esplode qua e là. Tra i graduati del partito pochi esternano sulle parole di Napolitano, perché l’ordine di scuderia è di non alimentare polemiche con il Quirinale. Qualche coraggioso meno disciplinabile militarmente ha detto cosa pensa la lega, ed è Matteo Salvini, sul Mattino: «È un simpatico ex comunista, fermo ai carri armati in Ungheria e all’Urss. Nessun Napolitano può fermare la volontà dei popoli». Più in alto gerarchicamente del pasionario leghista milanese nessuno ha commentato, se non diplomaticamente, come Maroni, secondo cui non cambierà niente nel rapporto Lega-Napolitano. Ma non è difficile intuire che il pensiero comune è quello di Salvini (che domani, insieme agli altrui leghisti, andrà in Consiglio comunale a Milano con la maglietta: «Sono Padano, non esisto ma... pago!»), anche se taciuto. O quasi. Su Facebook Roberto Castelli scrive: «Napolitano che ha plaudito l’intervento dei carri armati in Ungheria, ha approvato la guerra alla Serbia, ha spinto per i bombardamenti in Libia adesso minaccia di farci arrestare. Beh io mi sento Padano».
Il filo diretto col Quirinale c’è, e lo tengono Calderoli e Bobo Maroni. Ed è vero che Bossi considera l’attuale capo dello Stato più amico del Carroccio rispetto a Ciampi, per non parlare di Scalfaro. Ma è tattica. Nella Lega ci sono due scuole di pensiero. Quella più filo-Colle dice che l’uscita anti padana si spiega con la location, Napoli. L’altra, più ostile e guardinga, rimarca la matrice comunista del presidente, infilando sospetti su ambienti massonici, come fa spesso nei colloqui privati un big lombardo del Carroccio... Non a caso la Lega fu l’unico partito che il 29 aprile 2008, quando Napolitano aprì la prima seduta della legislatura, non applaudì. Vecchie ruggini (quando Napolitano era al Viminale...) che i padani non dimenticano.
Col Colle si fila finché non mette in dubbio le basi del pensiero leghista. Sennò la Lega torna anticomunista. Basta ascoltare Radio Padania in queste ore per accorgersene. Mentre su Facebook i gruppi creati attorno alla Lega si copia-incollano questo testo: «Nel 1956, all’indomani dell’invasione dei carri armati sovietici a Budapest, mentre Antonio Giolitti e altri dirigenti comunisti di primo piano lasciarono il Partito Comunista Italiano, mentre l’Unità definiva «teppisti» gli operai e gli studenti insorti, Giorgio Napolitano si profondeva in elogi ai sovietici. L’Unione Sovietica, infatti, secondo lui, sparando con i carri armati sulle folle inermi e facendo fucilare i rivoltosi di Budapest, avrebbe addirittura contribuito a rafforzare la “pace nel mondo”...». Feeling? Amore proprio no.