«Felice per Buffon e Cannavaro» E ora il ct se ne va

Lippi gioisce, poi annuncia le dimissioni a Petrucci e a Rossi. E rivela: «Sono mancate le giocate di Totti, ho capito che avremmo vinto ai rigori perché i ragazzi avevano voglia di tirarli. Ora tutti rispetteranno Grosso e Materazzi»

nostro inviato a Berlino
Gli mancava solo la coppa del mondo per coronare una carriera in cui ha vinto tutto. L’ha portata a casa, e proprio nel giorno in cui probabilmente ha detto addio alla nazionale. Pochi minuti dopo aver sollevato la coppa, ancora fradicio anche di lacrime, l’ha annunciato al commissario della Federcalcio Guido Rossi e al presidente del Coni Petrucci.
Marcello Lippi se ne va. Ma da vincente. Dribblando le domande sul suo futuro di ct dimissionario, e mettendo l’accento sul suo profilo di allenatore che ha vinto tutto. «Non so quanti tecnici al mondo possano vantare un palmares di questo tipo: sono diventato campione del mondo e d’Europa a livello di club, con la Juventus. Ora sono campione del mondo in assoluto. Ed è una gioia che, vi posso assicurare, non ho mai provato. Sono contentissimo. È la più grande soddisfazione per un uomo di sport. La più grande in assoluto».
Ed è una gioia che non vuole tenere per sé. C’è un gruppo che lo ha seguito dal primo giorno, squadra d’acciaio. «Un gruppo meraviglioso, giocatori fantastici. Hanno dimostrato carattere, grinta, voglia di vincere e un cuore grande così. Li ho ringraziati tutti, uno per uno». C’è un elogio per ciascuno, «da chi ha giocato 20 minuti a chi è sempre sceso in campo. Per non parlare di chi è sempre stato fuori». Ma il pensiero più sentito è per Buffon e Cannavaro, «il miglior portiere e il miglior difensore del mondo». Ed è un modo per sottolineare la forza di un collettivo capace di issarsi sul tetto del mondo mentre in patria il calcio è alla sbarra. Buffon e Cannavaro ne sono l’emblema. «Sapete tutti cosa hanno passato negli ultimi tempi. Speravo fossero decisivi. Sarebbe stato l’epilogo perfetto: pensate se Buffon avesse parato qualche rigore e ci avesse regalato la vittoria. Non è andata proprio così, ma quasi...». C’è anche spazio per un accenno ai gregari diventati decisivi in questo mondiale, Grosso e Materazzi: «Spero che ora vengano considerati un po’ di più dagli addetti ai lavori, se lo meritano». Proprio Grosso e Materazzi, due dei cinque rigoristi. «Dal dischetto siamo stati perfetti. A volte si legge in faccia ai giocatori la voglia di tirarli e ho capito subito che c’era lo spirito giusto. Infatti hanno calciato come se volessero quella coppa a tutti i costi. Io ho solo dovuto fare una trattativa per stabilire la sequenza dei rigoristi».
Già, i rigori. L’ultima finale di Lippi era stata il 28 maggio 2003. Manchester, ultimo atto della Champions League: Juve-Milan. Era finita con le lacrime bianconere. L’ultima di Marcello Lippi sulla panchina dell’Italia si è decisa anch’essa dagli undici metri, ma ha un altro sapore. Arriva in capo a 120 minuti di sofferenza pura. «Siamo subito andati sotto. Non so se il rigore fosse giusto, so solo che abbiamo reagito alla grande. E siamo andati anche a un soffio dal vantaggio, con la traversa di Toni». Poi una ripresa con la Francia all’arrembaggio, e l’Italia ad arrancare chiusa in difesa. «Eravamo stanchi, c’è stato un calo fisico. Del resto, dicono tutti che è stato un mondiale fortunato. Non considerano che abbiamo dovuto limitare le rotazioni: causa infortuni e squalifiche, in difesa e a centrocampo hanno giocato quasi sempre gli stessi». Ancora una volta ha dovuto metterci del suo, prendere decisioni difficili, come il cambio di Totti. «Ha pagato i 120 minuti con la Germania. Stasera non riusciva nelle sue giocate. Tenete presente che non è ancora al top, e in quel momento stavamo soffrendo. Quel cambio è stato necessario». E, ancora una volta, tutto è filato per il verso giusto, complice una Francia che ha perso i pezzi per strada. Prima Henry, poi Zidane, cacciato per un raptus folle. «Mi dispiace, perchè è triste chiudere così. Sempre che sia proprio deciso a smettere: prima della partita l’ho incrociato e gli ho detto che è presto per smettere. Però vorrei fosse chiaro che nessuno di noi ha richiamato l’attenzione dell’arbitro sulla sua testata a Materazzi. É stato il quarto uomo». I francesi hanno protestato, e non poco, a cominciare dal ct Domenech. E c’è stato anche un alterco a distanza con Lippi. «Mi ha dato fastidio, perchè mimava il gesto della telecamera, come se Marco avesse simulato. Invece il colpo l’aveva subito davvero».
Provano a scucirgli una parola sul suo futuro. Lui va oltre, «qual è la prossima domanda». Qualcuno cerca di fargli perdere la pazienza: «Sarà dura per il calcio italiano tornare alla realtà?», che significa processi e sentenze. Lippi non ci sta. «La realtà del calcio italiano è essere tornati sul tetto del mondo. Sarà dura per gli altri, che dovranno lavorare per rifarsi tra quattro anni».
Lui, invece, il suo l’ha fatto. Se ne va contento, dopo aver abbracciato i suoi ragazzi. In campo ha fumato il sigaro e baciato la coppa. Lo hanno portato in trionfo. Marcello Lippi ha deciso di chiudere così. La sua avventura azzurra finisce dopo ventuno mesi, e 24 partite, senza una sconfitta in gare ufficiali. Chiude con un Paese intero che lo supplica di rimanere. Lui non darà ascolto e accenderà il motore della barca.