LA FELICE NORMALITÀ DI «EVERWOOD»

Cosa sarebbe la fiction americana senza l’accurata scelta degli esterni, i luoghi in cui girare le storie? Cosa sarebbe ad esempio Sex and the City priva della ricchezza espressiva di New York, una città che sembra nata apposta per essere scandagliata dalla macchina da presa in tutti i suoi angoli e le sue prospettive? Oppure si pensi alla Las Vegas febbrilmente inquietante di C.S.I. E cosa sarebbe tanta fiction americana senza una cura altrettanto attenta per la provincia, vera anima della vita statunitense. Il dottor Andrew Brown (Treat Williams), ad esempio, sceglie di lasciare Manhattan in seguito alla morte dell’amata moglie, carica in viaggio con sé i due figli adolescenti e si trasferisce a Everwood, in Colorado, sotto le Montagne Rocciose. E qui inizia una nuova vita, interpretando il mestiere di medico in modo anticonvenzionale. Era stato un chirurgo di quelli al top della carriera e dei guadagni, ora si mette persino a curare gratis attirandosi qualche prevedibile sconcerto e buone dosi di curiosità nella popolazione locale. Nel frattempo segue la crescita dei figli, ci litiga, li guida, un po’ insegna e un po’ impara, come è destino dei padri. E partecipa nel contempo alla vita della comunità, ai suoi problemi di tutti i giorni, ai ritmi ben cadenzati della quotidianità. Questa è la traccia narrativa che fa da guida a Everwood (Canale 5, ogni giorno alle 19), nuovo telefilm di scuola americana in cui i telespettatori più attenti troveranno affinità di atmosfere con il più rodato e conosciuto Dawson’s Creek. Stessa voglia di occuparsi con delicatezza ma senza reticenze bacchettone dei problemi adolescenziali, identica sollecitudine nel seguire da vicino i turbamenti della crescita facendoli scorrere in parallelo con le difficoltà di relazione degli adulti. Non a caso i produttori di Dawson's sono gli stessi di Everwood. Le puntate del telefilm scorrono con scioltezza sotto i nostri occhi, grazie ai dialoghi ben scritti e alla felice scelta delle facce degli interpreti cui diventa facile affezionarsi, a cominciare dalla fisicità da film western di Treat Williams nei panni del dottor Brown, per continuare con i suoi due figli e un buon numero di bravi caratteristi. Non siamo nei paraggi del capolavoro, come accade a certi picchi della cinematografia statunistense applicata al video, ma nel campo del buon artigianato, dalla fattura solida e affidabile. Tra le ulteriori curiosità va segnalato che la voce fuori campo di Brenda Strong, moglie del dottor Brown che dall’aldilà guida lo spettatore nel prologo di questa fiction, è la stessa della casalinga suicida di Desperate Housewives. Ma non è un plagio, perché la trovata di Everwood, giunto negli Usa alla quarta stagione, è antecedente.