«Felici e infelici, va in scena la lezione della Morante»

Il regista Martinelli: «Un testo di tragedia ma anche di gioia»

Matteo Failla

Prosegue negli spazi dell’ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini la rassegna Da vicino nessuno è normale che stasera ospiterà il regista Marco Martinelli e il suo La canzone degli F.P. e degli I.M., una lettura pubblica con i quattro attori del teatro delle Albe, Alessandro Argnani, Luca Fagioli, Roberto Magnani e Alessandro Renda che prende ispirazione da Il mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante.
Il reading lancia un messaggio rivoluzionario: si può essere felici anche in un mondo allo sbando. «Non è solo il nostro pensiero - spiega Marco Martinelli –, è il messaggio della stessa Morante. Sul nostro palco salirà infatti il suo “pazzariello”, che sarà lettore interprete dei brani, mentre intorno a lui, un medico e due infermieri tenteranno di riportarlo nel suo “luogo naturale”: ma chi è veramente felice alla fine? Ed il nostro messaggio si nutre anche delle parole di Martin Luther King: “Se anche sapessi che domani sarà gettata la bomba atomica, oggi pianterei lo stesso il melo nel mio giardino”».
Le parole della Morante hanno una premura rivoluzionaria.
«È vero, è incredibile quanto sia stata anticipatrice dei tempi. Nelle sue parole c’è un fondo di tragedia, ma anche di gioia; la Morante avverte ormai l’imminente sprofondamento del mondo nell’irrealtà e tenta di recuperare quella realtà che le sta fuggendo dalle mani e dal cuore».
Allora la nostra felicità è realmente imposta?
«Sembrerebbe di sì: ormai non siamo più essere umani, siamo “averi umani”. Sia ben chiaro, nessuno vorrebbe mai cancellare il godimento dei beni materiali, ma questi devono essere un’utilità, non una schiavitù che miri all’accettazione».
Ma chi sono allora gli Infelici Molti (I.M.) del titolo, e soprattutto chi i Felici Pochi (F.P.)?
«Gli “infelici molti” siamo tutti noi: noi che subiamo il materialismo galoppante. E la grandezza della Morante è stata riuscire a staccarsi dal suo orientamento politico di donna di sinistra per abbracciare un significato più profondo di politica: quello che mira alla ricerca della nobiltà del pensiero avulso da influenze. I “felici pochi” siamo ancora una volta noi: quando riusciamo però a depurarci dalla manipolazione. Ogni tanto mi accorgo che abbiamo perso la capacità di scrutare veramente».
Il testo della Morante è un po’ dramma, un po’ satira; ma anche un manifesto poetico-culturale: cos’è prevalso nella sua lettura?
«Tutti questi elementi convivono in sintonia; vi è un fondo drammatico, ma c’è anche l’ironia. Aleggia il suo manifesto, che sfocia nell’anarchia».
Sembra che la Morante sia stata un po’ dimenticata...
«Credo che sia stata messa in secondo piano rispetto al culto pasoliniano perché non è mai stata personaggio “pubblico”, come era Pier Paolo».