Felicité: una donna triste che vive d’amore e sacrificio

Piace «Cuore semplice» di Flaubert. Ma Maria Paiato non è in forma

È singolare l'interesse che la nostra scena sta dimostrando nei confronti dei racconti di Gustave Flaubert e no, invece, della sua drammaturgia. È vero, però, che il teatro, tanto amato da Flaubert, gli diede solo delusioni. Il candidato, sul quale egli contava molto, cadde clamorosamente e in Italia fu rappresentato con discreto successo solo da Tino Buazzelli nel 1980, alla vigilia della sua precoce morte. La verità è che il genio di Flaubert era tutto nella narrativa, anche se Il candidato, pur con tutti i suoi limiti drammaturgici, è il ritratto vivo di un modo di far politica che non è per nulla tramontato. A novembre è stato sui nostri palcoscenici il racconto più fortunato con tre allestimenti, ma ora Luca De Bei affronta Un cuore semplice, in scena al Piccolo Eliseo di Roma fino a domenica e poi in tournée. È il capolavoro di quei Tre racconti che Flaubert scrisse fra mille ripensamenti e con il solito strenuo impegno fra il 1875 e il 1876. De Bei, che lo ha adattato per il palcoscenico, è un autore di grande sensibilità e di una finezza intellettuale rara di questi tempi.
Un cuore semplice è la rappresentazione di una vita qualunque, quella di Felicité, orfana dei genitori, sfortunata nel solo amore della sua vita, che vive tutta l'esistenza per cinquant'anni, fino alla morte, come domestica della signora Auban. Un'esistenza dedicata alla padrona, che presto diventa vedova, ai figli di lei, al proprio nipote, destinato a morire troppo giovane, all'amatissimo pappagallo Loulou e a una fede cristiana vissuta con sincerità e innocenza. Flaubert scrisse una frase per lui inconsueta: «Voglio impietosire, far piangere le anime sensibili, che una di queste sono io». De Bei si è preso qualche piccola licenza, ma ha conservato lo spirito e la poesia di questo «cuore semplice», eppure così capace di amore e di sacrificio. La sua regia ha puntato a rivelare l'interiorità e il meraviglioso candore di Felicité, ma non è riuscita a contenere Maria Paiato che, forse preoccupata di non reggere la scena da sola per quasi un'ora e mezzo, ha colorito il personaggio con toni qualche volta addirittura da commedia e con una recitazione in cui spesso si disperdeva la verità umana del personaggio. Peccato perché la Paiato è, in realtà, una delle poche interpreti in grado di interiorizzare i personaggi e di darcene le emozioni più sottili.