La felicità? Guardare il cielo di Roma

Esposti documenti originali e una serie di quadri dei pittori suoi contemporanei

Marina Pescatori

Si può visitare fino al 22 maggio la mostra «Roma con gli occhi di Stendhal». Allestita al Vittoriano nell’ambito della rassegna «La festa di Primavera», è un piccolo gioiello incastonato nei meandri dello storico palazzo che in questi giorni propone numerose iniziative. Le stesse parole dello scrittore guidano il visitatore nel percorso espositivo riportando ammirazione, stupore, impressioni del grande francese amante del nostro Paese. Attraverso una cinquantina di opere e manoscritti originali scelti da Pietro Boragina e Giuseppe Marcenaro tra quelli coevi al suo soggiorno italiano, la mostra mette a fuoco il rapporto sentimentale tra Roma ed Henri Beyle, in arte Stendhal, che vi giunse nel 1811 proveniente da Firenze, dopo aver attraversato la campagna laziale. La conoscenza dell’ambiente cittadino come semplice turista si trasforma in frequentazione stretta e osservatorio privilegiato quando dal 1831, grazie all’incarico di Console di Francia a Civitavecchia, Henri Beyle entra a far parte della Roma che conta: illustri nomi della nobiltà, artisti, politici, lo accolgono nei loro salotti. Ma non sono solo i palazzi principeschi e le belle donne a incantarlo. Da scrittore desideroso di apprendere, ama curiosare in giro per i quartieri fortemente attratto dal colore locale, dalla gente. Si interessa ai fatti di cronaca, di teatro, e attraverso i sonetti del Belli apprende usi e costumi del popolo. Vive intimamente la bellezza della città e della campagna circostante: «Il paesaggio è magnifico - scrive già nel ’27 in Promenades dans Rome - non è una pianura piatta, la vegetazione è rigogliosa e il panorama è qua e là dominato dal rudere di un acquedotto o di antiche tombe». Nel corso degli anni di incarico diplomatico egli torna più volte nei dintorni di Roma alla scoperta dei suoi paesini: Frascati, Albano, Grottaferrata, Tivoli, Ariccia; passeggia nei boschi dei Castelli e, ospite della nobiltà nelle ville «fuor de porta», inizia la stesura dell’opera fondamentale Vie d’Henry Brulard, mentre sono le biblioteche di famiglia, e soprattutto gli archivi Caetani, a fornirgli le informazioni che ispireranno le Historiettes Romaines, ambientate nel XVII secolo, e Rome vers 1550. Nel 1841, come console, chiede il congedo per motivi di salute. Dopo essere stato per l’ultima volta a Tivoli ed Albano in primavera, a Roma in autunno, lascia a malincuore l’Italia, il paese «il cui cielo è la felicità dell’uomo».
Complesso del Vittoriano, sala Zanardelli. Ingresso Ara Coeli. Tutti i giorni dalle 9.30 alle 18.30. Fino al 22 maggio. Ingresso gratuito.