La felicità per i lombardi? Riuscire a guadagnare più di 1500 euro al mese

La vera felicità, diceva Seneca, risiede nelle virtù. Eppure in Lombardia, dove a stento si riesce ad arrivare a fine mese, i cittadini non sembrano pensarla così. Secondo una stima della Camera di commercio di Monza e Brianza, una famiglia lombarda su quattro si dichiara insoddisfatta. E fare la differenza, neanche a dirlo, sarebbe proprio il reddito: chi guadagna meno di 1.500 euro mensili, si dichiara scontento e pessimista verso il futuro. Dai 2.000 in su i primi cenni di ottimismo.
L' «indice di felicità», come lo ha chiamato l'Ufficio Studi di Camera di Commercio, è stato calcolato dal rapporto tra entrate e spese medie, su un campione rappresentativo di nuclei familiari, tenendo conto di quattro indici sintetici relativi a giudizi e aspettative sulla propria casa, la propria città, il proprio lavoro e la complessiva soddisfazione rispetto alla qualità della vita. Ma in questo periodo di crisi, il giudizio e la percezione del proprio benessere risulta influenzato principalmente dal reddito, che varia da regione in regione: se in Lombardia occorrono più di 1.500 euro per sentirsi appagati, così come in Veneto e in Emilia Romagna, in Piemonte la soglia è di 1.400, mentre servono 1.300 euro per la Toscana e il Lazio, e 1.200 per la Liguria. L'asticella scende fino a 1.000 euro per la Campania, e bastano 900 euro in Sicilia.
Le stime sono state calcolate sulla base dell'indagine «Famiglie e consumi. Monza e Brianza e Lombardia», realizzata dalla Camera di Commercio di Monza e Brianza, con il coordinamento scientifico di «Ref-Ricerche per l'economia e la finanza» e in collaborazione con DigiCamere, i dati Istat e il Ministero dell'Economia e delle Finanze. Dai risultati, emerge che in Lombardia non superano il tetto dei 1.500 euro mensili quasi 270mila famiglie, pari a una su quattro, che appunto si dichiarano scontente. Le cose non migliorano a Milano, dove - per le stesse ragioni - si lamenta il 23,8 per cento dei residenti. Si vive decisamente meglio a Monza, che sbaraglia gli altri comuni lombardi aggiudicandosi la medaglia d'oro per qualità della vita, con solo il 22,3 per cento di delusi. Segue il capoluogo lombardo e il comune di Bergamo, dove il 24 per cento dei nuclei familiari è al di sotto della soglia stabilita. E se Monza è la città più felice, Brescia è quella più scontenta: qui la percentuale di insoddisfazione tra le famiglie sale al 28,5 per cento.
Percorrendo lo stivale, tra le città più virtuose si colloca Firenze, dove solo il 18,9 per cento si dichiara infelice; mentre al secondo e terzo posto troviamo Genova e Palermo, con rispettivamente il 21,1% e il 21,8% di insoddisfatti. Il reddito, dice il sondaggio, pesa soprattutto sulla gratificazione in campo professionale: i lavori meno retribuiti sono anche meno gratificanti, e un lombardo su cinque è scontento della propria attività. A questo dato si aggiunge il fattore disoccupazione: secondo uno studio di Confartigianato, sono 1,2 milioni gli italiani sotto i 35 anni senza lavoro, record negativo in Europa. Ciononostante, la qualità della vita percepita in Lombardia è superiore non solo alla media nazionale, ma anche al dato registrato in Spagna e in Francia, ed in linea con la Germania. In particolare, pare che l'unico rifugio per le famiglie lombarde a basso reddito sia la casa: la gratificazione per la propria abitazione va infatti al di là del benessere economico, con un valore di soddisfazione superiore all'8 per cento. Casa, dolce casa...