Felipao, mister da biblioteca carica il Portogallo con i libri

Motivazione di gruppo e filosofia cinese le letture consigliate da Scolari. E il Brasile lo rimpiange

Riccardo Signori

nostro inviato

a Francoforte

Il 30 giugno eran quattro anni dalla conquista della coppa del mondo con il Brasile. Oggi il Brasile è già a casa e Felipao è ancora qui: cacciatore di meraviglie. Ha passato l’inverno leggendo: «Volando come un’aquila». Opera di uno scrittore brasiliano che tratta la motivazione di gruppo. E la sta mettendo in pratica. Felipe Scolari, Felipao per i brasiliani, mister Scolari per i portoghesi, Big Phil per gli inglesi che lo volevano sulla panca loro, avendo intuito il pericolo, è il premio oscar della panchina di questi campionati del mondo. Nessuno come lui, più di lui ha l’impronta del general successo. Con i brasiliani ha vinto sette partite di fila, con il Portogallo è arrivato a cinque (pur se l’ultima ai rigori). Ha studiato la parte anche negli spot pubblicitari: compare con un orologio al polso e le due dita, simbolo di vittoria. Finora non ha tradito l’idea dello sponsor.
È l’uomo che ancor oggi i brasiliani ricordano con nostalgia. Fatima Bernardes, anchor woman di Rede Globo, la più grossa catena televisiva brasiliana, una Ilaria D’Amico con miglior pedigree e sempre presente sul campo, lo ha raccontato con il trasporto del tifoso: «Lo ammiro. Quattro anni fa trasformò un gruppo di giocatori disillusi in una Seleçao vincente, facendo gruppo e formando una autentica famiglia». Felipao piaceva a Ronaldo e a Roberto Carlos, a giovani e vecchioni. Quando ti punta gli occhi addosso non ti fa sentir propriamente bene, ma poi c’è quella vena tutta italiana che gli permette di capovolgere la scena. Scolari ha una traccia di sangue veneto, non si perde nella tattiche ma aguzza l’ingegno. E, alla lunga si fa stimare. Figo e gli altri mammasantissima del Portogallo hanno faticato a digerirne carattere e spigolosità. Agli europei, il capitano non gradì la sostituzione contro l’Inghilterra. Stavolta la scena si è ripetuta, ma Figo non ha cambiato d’umore. Il sistema Scolari lo ha convinto. E qualche giorno fa ha aggiunto: «Se perdiamo Felipe, il nostro calcio torna indietro».
Poco prima del mondiale, la federazione inglese cercò di convincere il ct a cambiare bandiera. Scolari fece un giro a Londra, si trovò troppi giornalisti dei quotidiani scandalistici sotto l’albergo e decise che non era la sua vita. Di recente ha spiegato che non avrebbe potuto occupare altra panchina, dopo aver conquistato la qualificazione con il Portogallo. C’erano questioni di stile da rispettare. Furbo e ammaliatore, concreto e un po’ ruffiano. Ma con l’occhio lungo. L’Inghilterra lo voleva e lui ha risolto il problema: ha eliminato gli inglesi dal mondiale. Gli sarebbe piaciuto giocarsela anche con i brasiliani, tipico incontrarsi e dirsi addio, ma quelli sono meno in gamba di lui.
Scolari potrebbe essere l’unico ct del mondo a vincere un mondiale con due diverse nazionali. Per ora è un recordman nei successi, ha superato Antonio Oliveira, un famoso tecnico portoghese, nel numero di vittorie ottenute con la nazionale, ha riportato il Portogallo fra le grandi del mondo dopo 40 anni, è rimasto l’unico ct straniero in gioco, in quattro anni ha toccato due finali (mondiale con il Brasile ed europeo con il Portogallo) ed ora una semifinale: sta scalando le vette della hit parade e degli annuari calcistici.
Felipao è un grande motivatore, non solo un grande professionista ed un ottimo tecnico. Ai suoi giocatori ha consigliato la lettura di un libercolo intitolato: «L’arte della guerra». Lo ha scritto Sun Tzu, un cinese: sono dodici capitoli che si leggono in un paio d’ore. Ma lì c’è dentro il succo della filosofia del ct. Scrive Sun Tzu: «L’invincibilità sta nella difesa, la possibilità di vittoria nell’attacco». «Mantieni l’avversario sotto pressione, fallo faticare». Scolari ogni sera passa in rassegna le camere dei giocatori e sotto l’uscio di ognuna lascia un bigliettino. Ci scrive una massima del suo alter ego cinese. Altre volte appende un cartello alle pareti delle docce degli spogliatoi, perchè leggano tutti. Un Herrera rivisto e corretto per i tempi nostri. HH faceva di testa sua, Felipe si affida agli esperti in materia. Ha usato «l’arte della guerra» con i brasiliani e ne ha ottenuto risultati, ci ha provato con i portoghesi ed ha fatto centro. Quest’anno vuole volare come un’aquila, i giocatori non si sono fatti pregare a sfogliare quel libro di 170 pagine in cui si svelano i segreti comportamentali nelle situazioni più delicate del vivere quotidiano.
Per Scolari, il calcio prima è vita, poi è speranza, infine è successo. Serve il talento, ma ci vuole anche altro. Non a caso è il ct che continua a vincere giocando senza punte. Cambia la squadra, ma non si perde lo spirito. Una volta il Portogallo si perdeva sempre sul più bello, oggi non ti molla mai. Scolari insegna spirito di gruppo e capacità di sacrificio. E se qualche volta se la vede brutta, ha l’asso nella manica: un portiere pararigori. Un altro che ha capito tutto della filosofia di Tzu. E che sa volare come un’aquila.