Da Fenoglio all’elogio della zucca

All’attività di narratrice, Gina Lagorio associò quella di acuta saggista. Fra i suoi lavori più significativi, senza dubbio quelli dedicati a Beppe Fenoglio (biografia critica di uno fra i maggiori autori italiani del Novecento), a Sbarbaro: un mondo spoglio di esistere, a Russia oltre l’Urss e a Il decalogo di Kieslowski. Piemontese di nascita ma profondamente innamorata anche della Liguria, la scrittrice fino all’ultimo si è dedicata al lavoro. Nel libro che da poco aveva consegnato all’editore Garzanti (e che si intitolerà Capita) racconta, con estremo coraggio e lucidità, il calvario della sofferenza fisica e mentale (due anni fa era stata colpita da un ictus).
A Gina Lagorio non faceva certo difetto l’ironia. Lo dimostrò alcuni anni fa quando, fatta oggetto degli strali del tg satirico Striscia la notizia che aveva preso di mira il suo libro L’elogio della zucca, non se ne ebbe a male, e anzi volse la burla in una seria riflessione sullo scrivere, affermando di voler elogiare «tutto quello che è autentico e generoso in un mondo che lo è sempre meno». Nell’ultima parte dell’Elogio della zucca, fra l’altro, vengono rievocate figure come Alba de Cespedes e il suo romanzo su Cuba che non ha potuto veder pubblicato e lo psicoterapeuta James Hillman, amico dell’autrice. I funerali di Gina Lagorio saranno celebrati domani a Milano alle ore 14,45 alla Basilica di Santa Maria della Passione.