Fenomeni paranormali sulla sponda del Volga tra Ufo, visioni e miraggi

Gli abitanti del luogo: «Non abbiamo paura, siamo affascinati»

da Mosca

Miraggi di chiese e castelli, enormi colonne di luce proiettate di notte verso il cielo, apparizioni di Ufo a tutto spiano: a sud della Città di Togliatti il Volga fa una curva di quasi 360 gradi attorno alle colline di Zhigulì e crea una specie di penisola dove da tempo la gente del posto vede spesso cose stranissime e finora inspiegabili.
Un mastodontico castello in alto sulla collina è una delle visioni più ricorrenti: «A me - racconta un pescatore - è apparso sull'altra sponda del Volga. Ho potuto notarne tutti i dettagli, persino le crepe sulle mura di pietra».
Un altro abitante di Samarskaia Luka - così si chiama quella zona di forma ovale delimitata dal più maestoso fiume della Russia europea - si è trovato di fronte a un «grandioso palazzo che assomigliava a una cattedrale ortodossa di mattoni rossi con le cupole d'oro». Tutti i testimoni commentano nella stessa maniera: «Non abbiamo paura, anzi siamo affascinati da queste visioni».
Miraggi «architettonici» con chiese, castelli e monasteri che si stagliano all'orizzonte con la nitidezza tridimensionale degli ologrammi sono il patrimonio comune di parecchia gente di quelle parti (divisa sulla natura «sacra» o «satanica» del luogo) e gli scienziati - scrive la rivista Ogoniok - brancolano nel buio.
Qualche esperto ipotizza l'esistenza di «una lente naturale di aria e di luce» che proietterebbe laggiù «cose esistenti altrove» ma finora nessuna teoria convincente o perlomeno verosimile è stata formulata.
Soltanto i più accaniti aficionado del paranormale se la sentono di prendere in considerazione la possibilità che per qualche ragione lo spazio-tempo faccia eccezione in quella zona bagnata dal Volga e offra quindi enigmatici squarci «di che cosa c'è stato o di che cosa ci sarà» in quei paraggi. Nessuna spiegazione credibile è stata elaborata per un altro strabiliante fenomeno: di notte enormi fasci di luce (Ogoniok ne pubblica alcune foto) si alzano qualche volta per parecchi chilometri da una vicina foresta. Si è parlato di una possibile «ionizzazione dell'aria» in seguito all'apertura di fessure nel sottosuolo ricco di uranio e di radio ma di sicuro c'è soltanto una cosa: già in un libro del 1870 sul folclore locale si descrivono i getti di luce sprigionati dal bosco quando «la padrona della montagna lascia la porta aperta».