Fenomeno Libri scritti per farci viaggiare

Il romanzo di viaggio, e il reportage di viaggio sono dei grandi classici della letteratura, a partire dal Settecento con il suo culto del Grand Tour. E il genere continua a piacere e a rinnovarsi. Oltre agli autori che non tramontano mai come Chatwin (nel 2008 è stato pubblicato L’occhio assoluto - Adelphi - che raccoglie le sue fotografie e i suoi taccuini) si affacciano reportage di viaggiatori più modernamente strambi. Ad esempio il giornalista Ted Rall, un vero esperto degli «Stan». Nel gergo dei viaggiatori delle ex Repubbliche sovietiche gli «Stan» indicano tutti quei territori a Sud del colosso russo che hanno visto relegare a lungo la loro storia islamica solo in quel suffisso: -stan. Giusto per fare un pedissequo elenco: Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan. Anche sotto il dominio sovietico questi territori erano luoghi dimenticati da Dio e dal comunismo, che si ricordava della loro esistenza solo per mungere risorse. Oggi come oggi, sono posti ancora più remoti, nazioni che quasi mai finiscono nei notiziari dei telegiornali. Semplicemente il loro essere alla periferia del mondo democratico e al centro di un sacco di oleodotti le ha rese adattissime alle dittature e ai silenzi stampa. Così in molti non sapranno mai che il Turkmenistan sotto il governo di Saparmurat Niyazov ha provato episodi di culto della personalità che fanno sembrare Stalin un dilettante (vedi a sinistra la foto della statua dorata rotante dello stesso Niyazov che segue l’andamento del sole, nella capitale Asgabat). Così Rall in Stan Trek (Becco Giallo, pagg. 382, euro 17), strano libro a metà tra il saggio e la grapich novel, ce li racconta dall’interno. Ma non tutti gli scrittori di viaggio viaggiano. Va molto di moda anche raccontare ciò che gli scrittori di viaggio raccontano. È il caso del nuovo saggio di Flavio Fiorani Patagonia (Donzelli). L’autore, ispanista, racconta come si è creato il mito di questa terra.