«Fenomeno Zarate,

Segna, e che gol, Foggia, ma il merito d’aver mandato al tappeto il Catania (che Rossi aveva immortalato come “squadra rivelazione d’inizio campionato” nell’immediata vigilia del match) è di Mauro Zarate, nuovo uomo simbolo del club biancoceleste, sudamericano che ha cancellato in un amen il ricordo del fratello-bidone («el Ratòn») e rivoluzionato in dieci giornate le gerarchie di Formello, visto che quando si parla di turn-over lui non esce mai dall’undici titolare.
Ma, a prescindere dalle attenzioni dei media nei confronti dell’uomo nuovo della squadra biancoceleste, il goleador di giornata s’è comunque ritagliato un’altra fetta di popolarità e non solamente per la rete-vittoria. «Era da tanto che non segnavo», ha spiegato il folletto campano che non griffava una partita in campionato dalla prima giornata. Pasqualino «settebellezze» ha poi spiegato: «Dobbiamo dimostrare, gara dopo gara, di meritare questa classifica che è diventata importante. Siamo consapevoli che la squadra c’è, nonostante qualche passo falso».
A quota 19 i laziali sentono nuovamente profumo di zona Champions League mentre Delio Rossi meriterebbe il «Gongolo» di quelli di «Striscia la notizia» per la felicità espressa al novantesimo minuto. «Oggi - ha sussurrato l’allenatore - Zarate è stato cercato di più rispetto ad altre volte. Abbiamo cominciato con un gruppo nuovo da due mesi. Per dare un gioco ad una squadra ci vogliono invece due anni». Delio Rossi deluso dal Catania: «La squadra di Zenga non ci ha fatto giocare, si è chiusa in area per cercare il pareggio: per fortuna che è arrivata la prodezza di Foggia. Ma per fare buon calcio bisogna essere in due...». Il mister è felice anche per chi generalmente non gioca («Quelli che hanno risolto spesso la situazione erano in panchina, ma si devono fare delle scelte obbligate. Comunque, se un giocatore va in panchina è per scelta tecnica e non certamente per punirlo»), il trainer ha poi aggiunto, analizzando ancora il fenomeno-Zarate: «È cresciuto molto, ne siamo consapevoli, ma deve ancora razionalizzare questa sua istintività. Deve sapere che ci sono altre situazioni in cui deve comportarsi in maniera differente. Certo, fra il seguire gli schemi tattici e il dribblare due uomini, creare superiorità e magari segnare una rete preferisco quest’ultima opzione. Anzi, se succede quest’ultima situazione me lo metto sul comodino e lo bacio per tutta la notte».
Euforico. e ci mencherebbe, anche il gestore del club Claudio Lotito. «Il Catania mi ha deluso - ha dichiarato Lotito -. la squadra di Zenga si è chiuso in dieci uomini in area a fare catenaccio, l’inserimento di Foggia ci ha aiutato perchè non era semplice riuscire a concretizzare».
Senza utilizzare stavolta neologismi latini, il manager di Formello ha poi anche detto che «il potenziale di questa squadra è tanto e l’inserimento di altri due uomini che saltavano l'uomo è stato fondamentale. È stata una partita ostica e con il Siena sarà uguale. Non ci lascerà giocare. Spero che come oggi la squadra inseguirà il risultato».
Un merito il signor Claudio l’ha ascritto anche ai tifosi: «Ringrazio il pubblico che è stato il dodicesimo uomo in campo. L’unico smacco della squadra è stato contro il Bologna perchè poi anche contro il Napoli meritavamo i tre punti. La Lazio ha creduto in questa vittoria e l’ha conseguita. Voglio che la gente abbia fiducia in questa squadra al di là del presidente. Oggi lo ha dimostrato e la tifoseria è stata splendida».
Finale dedicato all’allenatore etneo Walter Zenga, passato dalle stelle alle stalle e apparso nervoso al termine del match. «Direi che non ci siamo comportati male» ha sintetizzato “l’uomo ragno” che poi ha aggiunto: «Il gol della Lazio è frutto di una giocata individuale. Giocare bene e perdere non deve essere nel nostro dna perchè dobbiamo salvarci». Giocare bene?