Fenomeno

nostro inviato a Milanello

«Attento, Ronie, c’è coda sull’autostrada per la fiera del ciclo, parti in anticipo». L’amichevole consiglio di un sincero amico procura a Ronaldo il primo record di arrivo anticipato nel collegio Milanello. Ore 13.20 riferiscono i guardiani, rispetto alle 14.30, orario di raduno canonico, quaranta minuti prima di Paolo Maldini, il capitano che è un orologio quanto a puntualità nei suoi venti anni di carriera milanista, mai un ritardo, neanche per colpa effettiva del traffico e degli ingorghi. Evapora così la storiella del Ronaldo lazzarone, secondo taluni cronisti, indispettiti dalla fuga di notizie, preso di mira dalla soffiata di un collega-rivale preoccupato per il suo ritorno alla piena efficienza fisica. Intendiamoci, il Fenomeno, quando c’è da sgobbare, senza pallone, non è certo un esempio positivo, da imitare, uno stakanov tipo Gattuso, per esempio. Per definire la sua debolezza c’è una espressione che calza alla perfezione: «Voglia di lavorare saltami addosso». Ronaldo viaggia sempre da solo, altre le voglie che gli saltano addosso e che lui tiene al guinzaglio, al momento. Ma da questo a ritrovarsi in uno spogliatoio di spioni invidiosi, ce ne passa. Di qui l’intervento di Ancelotti, deciso a tagliare corto con la storiella del Ronaldo lazzarone. «C’è stato un solo ritardo, ha pagato la multa, come ho fatto io ieri l’altro: il ricavato va a Fondazione Milan. Punto. Nei tre mesi precedenti Ronaldo si è allenato a parte, con i fisioterapisti, nessuno della squadra poteva perciò controllare i suoi orari», la frase dell’allenatore, segretamente intervenuto, per far capire a Ronie che al Milan, sull’argomento, c’è poco, molto poco, da scherzare. Persino la fuga di notizie può risultare utile al futuro Ronaldo.
Che riprende le sembianze di un calciatore oggi. Tre mesi e mezzo dopo l’infortunio di San Siro (31 luglio, il giorno della foto con i tifosi, per giocare a fare il rinvio del portiere, con Kakà) partendo dalla panchina. Comincia subito Inzaghi, l’eroe di Atene e di Donetsk: sarà divertente vedere il saluto tra i due, all’atto della staffetta, molto probabile. «Fisicamente Ronie sta meglio di febbraio, quando debuttò contro il Livorno» sostiene e sottoscrive Ancelotti che da lui si aspetta semplicemente qualche gol, «perché è la cosa che gli riesce meglio» la chiosa. Non ci sono altre controindicazioni, né di modulo, né di partner. «Ronaldo non ha problemi con nessuno» assicura ancora Carletto che per la prima volta si ritrova senza l’emergenza punte nonostante la resa di Gilardino (noie alla caviglia) cancellato dall’elenco dei convocati. «Io parlo dopo, non prima» spiega così Ronaldo la sua decisione di arrivare in anticipo a Milanello ed evitare spiegazioni pubbliche che mal si conciliano con il suo umore ritrovato di questi giorni. «Ha sofferto l’inattività, è migliorato nella resistenza, di sicuro è più inserito di quanto non lo fosse in febbraio, appena sbarcato a Milanello» riferisce ancora Ancelotti in perfetta sintonia con il preparatore capo Daniele Tognaccini. Per questo è pronta, per venerdì a Varese, l’amichevole che deve servire ad accelerare il recupero e a scaldare i muscoli di Pato.
Da oggi comincia la rincorsa del Milan e anche la corsa di Ronaldo al rinnovo del contratto, la cui data è stata spostata a febbraio. Le porte sono aperte, anzi spalancate, secondo antica tradizione del club e lo speciale affetto che lega Ronie al presidente Berlusconi: devono arrivare però conferme, sin dal primo giorno, dalla prima esibizione. Perché nel frattempo, al Milan e nel calcio italiano, ci sono altri grandi nomi da celebrare. Per esempio Kakà. «Credo sia scontato il suo successo nel Pallone d’oro, lui primo e Pirlo secondo» indovina Ancelotti. Chiamato anche a pronunciarsi sul paragone della settimana, tra Ibra e Van Basten. «È l’unico che lo ricorda» ammette. Prima di rassicurare il popolo rossonero. «Ma noi abbiamo posto rimedio l’anno scorso e porremo rimedio in futuro». Come dire: vedrete Pato.