Ferguson manda a casa il Manchester

Il tecnico blinda la "Fortezza", sede degli allenamenti: niente giornalisti né tifosi. E Rooney pensa alle scarpe

Manchester - Fanno bene a chiamarla la Fortezza. È proprio così, Carrington, dieci chilometri ad ovest di Manchester. Qui Ferguson domina, dal suo ufficio, 70 acri di prati che più verdi non si può e quattordici campi di pallone, dove si allenano i suoi dipendenti. Nella Fortezza è severamente vietato entrare, i tifosi sono pregati di restare fuori e di non chiedere autografi ai loro idoli, infatti potrebbero rivenderli sui vari siti internet creando un giro di business che non sarebbe gradito al club di mister Glazer, il proprietario che ha speso 1 miliardo e settecento milioni di euro per rilevare il pacchetto azionario, cosa che gli ha procurato in seguito due ictus costringendolo, si fa per dire, a vivere a Palm Beach.
Se i tifosi devono stare lontani dal fortino figuratevi i giornalisti. Si potrebbe tentare con qualche aereo, già ci hanno provato e sir Ferguson ha perso l’aplomb nobiliare ruggendo contro gli invasori dell’aviazione «incivile». Lo stesso Ferguson, smaltito l’allenamento di ieri con gli stessi uomini che avevano pareggiato contro il Middlesbrough, è partito per Londra dove ieri sera ha partecipato alla votazione per l’elezione del calciatore dell’anno, per indicazione esclusiva degli stessi calciatori «Ho votato per Drogba» ha confessato Wayne Rooney che ha tradito il collega Cristiano Ronaldo, con il quale esiste un sospeso dal mondiale tedesco (Portogallo-Inghilterra, Ronaldo chiese e ottenne l’espulsione di Rooney).
A parte i giochi elettorali al Manchester non si vivono ore calmissime. Rio Ferdinand starà fuori due settimane per lo stiramento all’inguine: «Abbiamo fatto male a farlo giocare sabato, era convalescente» ha ammesso Valter Di Salvo, il preparatore atletico dell’United. Fuori la difesa tipo, Silvestre, Vidic, Gary Neville e Ferdinand, pronto al rientro Evra, la testa di Ferguson si è intiepidita con la buona notizia di ieri pomeriggio, il Chelsea ha pareggiato a Newcastle e così il vantaggio in classifica resta immutato, 3 punti a quattro giornate dalla fine, con un appuntamento cruciale, il 9 maggio la sfida diretta a Londra, in casa di Mourinho che, tre giorni prima di quella partita, dovrà affrontare anche un altro storico nemico, Wenger e l’Arsenal. Dico questo perchè sotto la pioggia leggera made in England qui a Manchester non si parla molto della partita di domani sera. Al punto che il programma di lavoro di Ferguson non prevede nessun ritiro, secondo usi e costumi british, libertà assoluta ieri e oggi per i calciatori, che vivono quasi tutti nello Chesire, ritrovo martedì mattina in hotel e trasferimento allo stadio. Non si parla del Milan che però viene rispettato per la sua storia, parallela a quella dell’United, tanto che la partita viene presentata come «vintage» tra due club che hanno illustrato il calcio, nazionale e mondiale.
Ci sono due correnti di pensiero sull’incontro di andata: la prima sostiene che l’assenza di Ferdinand permetterà al Milan di giocarsi tutte le sue chance, confermando la vittoria ottenuta nel febbraio di due anni orsono. La seconda, invece, segnala che rispetto a quella doppia sfida nella quale il Manchester non riuscì a segnare la miseria di un gol, moltissime cose sono cambiate. Non c’è più Van Nilsterooy che veniva da un lungo infortunio e che comunque bloccava la fantasia e il movimento degli altri attaccanti; sono maturati Rooney e Ronaldo mentre Scholes è tornato il generale di qualunque azione, per cui non sarà possibile che il Manchester non segni almeno un gol in tre ore di football. Lo stesso Rooney ha annunciato, pensate un po’ che scoop, che calzerà le nuove scarpe gialle e nere Total laser, dimenticando forse che proprio con una nuova scarpa si era procurato l’ultima frattura del piede. Non è il caso di volare come condor attorno alla vittima ma a Manchester non si tocca legno (per gli inglesi sostituisce il ferro) anche perchè Alex Ferguson ripudia superstizioni e riti scaramantici, comuni al suo rivale portoghese. Mourinho usava indossare un soprabito scuro che oltre a portarlo a due trionfi in premierleague gli ha garantito una sponsorizzazione milionaria da una ditta di abbigliamento. Ferguson non ne ha bisogno, mercoledì scorso a Newmarket, ha visto correre una promessa. Il suo Broomielaw (il purosangue ha preso il nome da una fetta del porto di Glasgow dove sir Alex è nato) figlio di Rock di Gibilterra, ha vestito i colori di lady Ferguson, non ha vinto ma sembra destinato a essere migliore del genitore. Gli scommettitori hanno rivisto le loro previsioni, riavvicinando le quote, il Milan vittorioso domani sera viene dato al netto a 3 volte e mezzo la puntata. Meglio evitare questo tipo di argomenti.
Un anziano collega scozzese, anch’egli al confino fuori dalla fortezza, voleva confortarmi sugli ultimi scandali nostrani ricordando che anche il Manchester United fu oggetto di una partita truccata, quando superò 2 a 0 il Liverpool. Tre calciatori dell’United furono radiati, la federcalcio inglese cancellò la sanzione per i loro servigi alla Patria durante la guerra che costò a uno di questi, Sandy Turnbull, la vita sul fronte francese il 3 maggio del 1917, la partita risale infatti al 2 aprile del 1915. Prima dell’invenzione dei cellulari e delle sim card.