Ferie a scrocco e bugie: cronaca di un pasticcio finito con le dimissioni

Dalle vacanze pagate a sua insaputa ai rapporti con la "cricca" tutti gli scivoloni che hanno costretto il sottosegretario a mollare. La suite di Malinconico: <strong><a href="http://www.ilgiornale.it/fotogallery.pic1?ID=3653" target="_blank">guarda le foto</a></strong>. L'hotel Pellicano, all'Argentario, dove l'ex sottosegretario è andato in vacanza gratis "a sua insaputa": <strong><a href="http://www.ilgiornale.it/fotogallery.pic1?ID=3652" target="_blank">guarda le foto</a></strong>

Ferie a scrocco, amicizie imbarazzanti e bugie. Reticenze, omissioni, giri di parole per giustificare un pasticcio che si faceva sempre più grande. E alla fine, in quel pasticcio, Carlo Malinconico ha finito con l’affondare.
Non poteva restare nel governo dei tecnici puri e sobri un sottosegretario che si è fatto pagare un pacchetto completo di vacanze dagli amici della «cricca» e che poi si è ostinato col Giornale a difendere la versione più inverosimile: «Chiesi con insistenza all’albergo, a fronte del diniego di farmi pagare, chi aveva pagato, ma mi fu risposto che non era possibile dirlo per ragioni di privacy. Fu per questo che mi irritai molto e non misi più piede in quell’albergo». Un racconto che fa acqua da tutte le parti. Una difesa che fa soprattutto a pugni con gli atti dell’inchiesta fiorentina sul G8. Lì, in mezzo a migliaia di pagine, ci sono sì le due ricevute dei pagamenti fatti all’hotel «Pellicano» da Malinconico, ma ci sono anche quelle dei conti saldati, per l’allora segretario generale di Palazzo Chigi, da Francesco De Vito Piscicelli: oltre 19mila euro, calcola il Ros, a carico della «cricca», contro circa 5mila versati dall’ormai ex sottosegretario. Del resto, conversando con Il Giornale, Piscicelli è stato netto: «Ho sempre pagato io, ma l’ho fatto su input di Balducci». Angelo Balducci, il grand commis al centro dell’inchiesta sul G8, all’epoca dei fatti, tra il 2007 e il 2008, in ottimi rapporti con Malinconico. Oggi l’ormai ex sottosegretario ricorda che cinque anni fa Balducci era un alto funzionario «ben noto, stimato e considerato in tutti gli ambienti istituzionali». Vero. Ma questo cosa c’entra col fatto che pagasse le vacanze a lui e alla moglie Grazia, funzionario del Quirinale?

Vacanze poco sobrie, quelle dell’ex sottosegretario e signora. A cominciare dalle prime pagate da Piscicelli & Co, quelle della settimana di Ferragosto 2007 dal 12 al 19, 9.800 euro più 685 di extra. È quella, sostiene Malinconico, la prima volta che va in vacanza al «Pellicano». Dovrebbe essere anche l’ultima, visto che l’ex sottosegretario dice di essersi indignato perché qualcuno l’aveva anticipato alla cassa, tanto da non tornare più in quell’hotel. Invece torna, eccome se torna, per il primo maggio del 2008. Non solo. Malinconico si fa fare pure la prenotazione dalla cricca. E siccome, trattandosi di un last minute, quella volta non riesce ad avere la sua «solita» suite ma solo l’ormai celebre camera scomoda perché troppo vicina alla cucina, si premunisce. E così gira a Piscicelli, che a sua volta provvede a trasmetterlo all’hotel, il programma completo dei suoi soggiorni sino ad agosto. Anche a maggio Malinconico non paga: i 2.342 euro del blitz all’Argentario deciso all’ultimo momento sono fatturati a Piscicelli. Non paga ma torna ancora, a giugno e luglio, e stavolta mette mano alla carta di credito.

Vacanze gratis, dunque, ma non solo. Dalle intercettazioni emerge la consuetudine tra Malinconico e alcuni dei personaggi di punta della cricca. Lo stesso Piscicelli, con cui si dà del tu e del quale è ospite a casa e in barca all’Argentario. E Balducci, il provveditore delle Opere pubbliche che si mobilita per prenotargli le vacanze e in parte le paga pure. «Ribadisco – ha detto l’ex sottosegretario nella nota all’Ansa con cui ha cercato di parare i colpi – di non aver mai fatto favori a Balducci, né lui mai mi chiese di fargliene». E infatti anche se nei faldoni dell’indagine sul G8 alle sue vacanze è dedicato più di un capitolo, Malinconico non figura tra gli indagati. Ma a Balducci qualcosa è lui a chiederla. Lo dicono ancora le intercettazioni. L’8 maggio del 2008 – Malinconico non è più segretario generale di Palazzo Chigi da appena 24 ore – viene spiata una telefonata a tre: all’inizio tra Calogero Mauceri (il funzionario di Palazzo Chigi che gli conferma la prenotazione dell’1 maggio) e Balducci, quindi tra lo stesso Malinconico e il potente dirigente dei Lavori pubblici.

La richiesta? Una «spintarella», visto che con l’arrivo del governo Berlusconi c’è il rischio di rimanere a spasso. «Ci chiedevamo con Carlo, se diciamo un po’ da Oltretevere insomma... ci fosse un piccolo segnale... non vorrei che poi si pensi... non vorrei che qualcuno dicesse che siamo dei comunisti che mangiano i bambini...», dice Mauceri. Che poi passa la cornetta a Carlo. Malinconico non usa giri di parole: «Angelo carissimo – dice affettuosamente a Balducci – allora innanzitutto era per salutarti e abbracciarti... poi tanto mi auguro che nei prossimi giorni abbiamo occasione anche magari brevemente di fare un po’ il punto della situazione... tutto sommato una spintarella...». Pochi minuti dopo Mauceri, imbarazzato, richiama Balducci: «Angelo, scusami, ma Carlo ci teneva un poco che ti dessi questo messaggio». Balducci però fa capire di avere recepito in pieno la richiesta: «Io mi sto già muovendo... capito? Appena ci ho parlato ti faccio sapere».

Insomma, una ragnatela di relazioni imbarazzanti. Che fa sembrare lunare quanto Malinconico ha dichiarato a poche ore dalle dimissioni: «Apprendo solo ora che Piscicelli avrebbe pagato di propria iniziativa e per ragioni a me ignote alcuni dei miei soggiorni presso la struttura alberghiera». Uno stupore che stupisce. Come pure la corsa a pagare oggi, con quattro anni di ritardo, il conto del «Pellicano». Già sistemato dai solerti amici della cricca.