FERILLI E MICHELI Una coppia «brillante»

Il debutto stasera al Manzoni. Gigi Proietti ha riadattato la commedia di Veber e Hennequin

Ci voleva un maestro del ritmo e dei tempi comici come Gigi Proietti per riportare in vita (ormai da più di un anno) La Presidentessa, uno dei vaudevilles della coppia d'autori Pierre Veber e Charles-Maurice Hennequin, che debutta stasera al Teatro Manzoni, dove resta fino al 4 febbraio. Una pièce scritta nel 1912 da due uomini che costruivano intrecci ed equivoci perfetti per gli attori, per mettere in risalto le migliori qualità degli interpreti. Storie in cui regnano la malizia, l'astuzia femminile, l'ingenuità, il potere meschino, ridicolo, naturale bersaglio della satira.
Proietti dimostra come una storia nata nella Belle Epoque abbia uno spirito assolutamente contemporaneo e, oltre a curarne la regia, adatta il testo ambientandolo in Italia e non in Francia, in una provincia del sud, passando pure per la capitale (il tempo storico è lo stesso). Cambiamento necessario nel più totale rispetto per la struttura del testo. Protagonisti della scena sono Sabrina Ferilli (Gobette, soubrette del Varietà), Maurizio Micheli (tale Piccione, ministro della Giustizia), il presidente di un tribunale (Virgilio Zernitz) e sua moglie (Paila Pavese). Il Presidente è un magistrato di provincia ligio ai doveri e apparentemente imperturbabile, fedele alla propria moralità. Quando il ministro Piccione fa visita alla cittadina dove il presidente vive e svolge la sua professione, finisce per scambiare Gobette, femmina di facili costumi e donna di spettacolo, per la moglie di lui, la «presidentessa» appunto. Si invaghisce di lei che lo seduce e lo usa per ottenere favori e la scalata sociale del Presidente. L'esuberanza, la straripante vitalità di Sabrina Ferilli che gioca con la sua bellezza con semplicità e freschezza tra un cambio d'abito e l'altro, si «sposa bene» con la misura, l'ironia sorniona di un attore come Maurizio Micheli.
«Questo è il copione più faticoso col quale mi sia mai confrontata», confessa l'attrice di Fiano Romano che con la «Presidentessa» ha debuttato nella prosa a dicembre del 2005 sul palco del Teatro Brancaccio di Roma, dove lo scorso dicembre, quello 2006, lo spettacolo è tornato.
Adattando il testo quasi centenario (ma non si vede), il regista sceglie l'espediente dialettale che funziona sempre. Il romanesco si fonde con il pugliese, il lombardo, i francesismi della soubrette, gli inglesismi. Prima di Gigi Proietti con la sua scelta teatrale, in Italia fu il cinema a rendere omaggio a questa pièce del duo Hennequin - Veber. Prima Pietro Germi, che volle protagonista Silvana Pampanini con Carlo Dapporto, poi Luciano Salce che diresse Mariangela Melato e Johnny Dorelli. Le scene di questa "Presidentessa" (tribunale, palcoscenico o dimora del presidente che sia) sono di Alessandro Chiti, i costumi di Mariolina Bono.
Teatro Manzoni
La Presidentessa
da oggi al 4 febbraio