LA FERILLI RINASCE CON LA FICTION

Finirà che le nostre bistrattate fiction verranno presto rivalutate, giusto il tempo di voltarsi indietro e rimpiangere come al solito il tempo che fu. A una cosa se non altro servono, pur tra mille difetti: a dare spazio e occasioni che le nostre attrici fanno fatica a ottenere al cinema, dove si lamenta la mancanza di sceneggiature adatte a far emergere il talento di chi ha magari superato gli «anta». La tv è più generosa, ha il palato meno sofisticato, e forse fa bene a comportarsi così visto che il cinema è in crisi e le fiction televisive raccolgono invece ottimi ascolti come Angela (martedì su Raiuno, ore 21), prima di una trilogia di personaggi femminili costruita apposta su e per Sabrina Ferilli. La quale se la cava bene, anche se si sono scomodati paragoni imbarazzanti per giustificare questa apertura di credito nei suoi riguardi: l'omaggio alla Loren (cui De Sica dedicò la trilogia Ieri oggi e domani) e un insistito raffronto con il temperamento di Anna Magnani, cui la sceneggiatura di Angela dedica un evidente tributo nella scena finale. La Ferilli sembra compiacersi del confronto, fin troppo, e viene da pensare che se si liberasse di questi modelli sarebbe ancora più brava di quanto dimostra di essere al cospetto di un copione non certo irresistibile, seppur firmato da due vecchie volpi della fiction acchiappascolti come sono Franco Marotta e Laura Toscano. La storia di Angela è quella di una ragazza madre che in tempo di guerra, in una Roma occupata dai nazisti, sbarca il lunario con la borsa nera, indurita dalla vita fino a quando non si innamora di un giovane ebreo che aveva accettato di ospitare in casa dietro il compenso di oro e gioielli. Alla fine il ragazzo scappa dal comodo nascondiglio perché vuole combattere, ma viene catturato e muore alle Fosse Ardeatine, nonostante il disperato tentativo di salvarlo messo in atto da Angela-Sabrina. È proprio nella citata scena finale che la Ferilli tenta di trasformarsi nella Magnani, urlando e correndo disperatamente verso l'amato condotto in camion verso la fucilazione. A tutto merito della Ferilli va detto che esce bene anche da una scena insidiosa come questa, non bastassero le trappole di una sceneggiatura con qualche buco logico di troppo (soprattutto nella fuga del giovane), alle prese con un tema molto sfruttato e con un finale sbrigativo. La fiction è tutta sulle sue spalle ma la Ferilli la sostiene senza sbavature e con il temperamento di chi crede nei propri mezzi. Se poi sarà capace di mettere in un cassetto l'immaginetta della Magnani e della Loren ancora meglio. Per il momento è diventata pienamente credibile, a dispetto di qualsiasi passata ironia.