Ferita dopo l’incidente d’auto, i rom la rapinano

da San Donato Milanese (Mi)

Si scontra con un camion, la sua auto si ribalta ma a tirarla fuori dalle lamiere contorte non sono i soccorsi, che arrivano poco dopo. Sono, invece, tre zingari che la derubano senza pietà e poi fuggono. È accaduto due giorni fa, alle 13.45, a Elena Consagra, 55enne di Cologno Monzese receptionist in una società con sede a San Donato, a pochi metri dal luogo dell’incidente: la rotonda in uscita dalla Paullese su via Marignano. «Stavo per andare al lavoro per iniziare il turno delle 14 - racconta la stessa Elena - a bordo della mia Fiat 600 azzurra. Il tir che mi ha investita in pieno è arrivato dalla mia destra, mentre stavo imboccando tranquillamente la rotatoria perché la precedenza l’avevo io. Ricordo l'impatto come violentissimo. E sono a testa all’ingiù, e semicosciente, quanto mi vedo tirar fuori dall'auto, quasi subito. Non capisco come possano essere stati così veloci i soccorsi». E, infatti, di zingari si tratta, come racconterà anche un testimone oculare alla polizia locale di San Donato, intervenuta poco dopo sul posto. Dolorante dappertutto e stordita, con il rischio di farmi ancora più male di quanto non mi fossi fatta, mi trascinano fuori dall’abitacolo e, data un’occhiata nell'auto, arraffano il portafogli che, nell’urto, era caduto fuori dalla borsa sul sedile posteriore. «Prendono solo quello - continua Elena - probabilmente temendo di rischiare stando sul posto di più per arraffare altro più lontano dal loro raggio d’azione. E poi si dileguano, veloci, in metropolitana. Non prima di avere buttato a terra un uomo che cercava di fermarli». È a questo punto che arriva l’ambulanza e Elena viene portata di gran fretta all’ospedale di San Donato Milanese. Oltre al colpo alla colonna vertebrale Elena ha lividi dappertutto, soprattutto dalla parte destra del corpo, essendo stata sbalzata, nel ribaltamento, dall’altra parte del veicolo. Ore e ore di esami clinici e la Consagra viene dimessa solo dopo le 21, con la prognosi di tre settimane mentre ora è a casa in «infortunio in itinere». Ma quello che è peggio è che adesso ha paura. Anche di camminare per strada. Dice: «Non mi fido più di nulla. Come posso accettare che nemmeno da feriti si possa stare tranquilli? Se non c’è il rispetto nemmeno per una persona che si trova in una momentanea situazione di enorme difficoltà, allora in che mondo viviamo?». Ma Elena ha voglia anche di denunciare una situazione che non vorrebbe proprio più vedere quando, ristabilita, potrà tornare al suo posto di lavoro. «Quei tre zingari - dice - sono sempre lì. Da mesi sono a quella rotonda senza che nessuno faccia assolutamente nulla. Se io dovessi tornare a lavorare a San Donato non vorrei proprio più vederli. Perché è ovvio che così come è accaduta a me una cosa simile oggi, domani potrebbe accadere a qualcun altro». E non si può non pensare, dicono i sanitari, che se Elena avesse avuto problemi più seri alla spina dorsale, muoverla senza saperlo fare correttamente avrebbe potuto significare la paralisi permanente». Mentre la cinquantacinquenne non esclude di non tornarci più nemmeno, a quella rotonda di San Donato.