Feriti libanesi: la Regione apre gli ospedali

Matthias Pfaender

Curare i civili libanesi, feriti a causa della guerra in corso, negli ospedali lombardi. La proposta è stata avanzata dal presidente della Regione Roberto Formigoni e dal sottosegretario alle relazioni internazionali Roberto Ronza al console generale del Libano a Milano, Hassan Najem, ricevuto ieri al Pirellone per aggiornare il governo regionale sull'emergenza umanitaria in atto nel suo Paese. «L'organizzazione sanitaria libanese - ha spiegato il console - riesce a far fronte alle prime cure dei feriti da bombardamenti, ma spesso non è in grado di garantire adeguatamente le cure successive, ed in particolare la riabilitazione. Perciò l'aiuto lombardo al riguardo viene molto apprezzato».
I feriti (una quindicina fra donne e bambini) giungeranno a Milano su un aereo della Protezione Civile e saranno subito trasferiti nei quattro ospedali dove riceveranno assistenza: a Milano il Niguarda, il Sacco ed il Buzzi, a Bergamo i «Riuniti».
Il progetto di mettere a disposizione degli sfollati del Libano, vittime incolpevoli della guerra che sta devastando il loro Paese, i reparti ad alta specializzazione delle strutture ospedaliere della Lombardia, segna un ulteriore passo avanti nella corsa alla solidarietà verso le vittime civili intrapresa dal Pirellone. Già dal 25 luglio scorso la Regione ha avviato, con uno stanziamento di 150mila euro, un programma urgente di distribuzione di pacchi di beni di prima necessità alle popolazioni israeliana e libanese costrette dai bombardamenti ad abbandonare le loro abitazioni.
«Siamo stati i primi a offrire questo aiuto - ha sottolineato Formigoni - ma confidiamo di venire imitati anche da altre Regioni italiane in grado di farlo».
«È un’iniziativa lodevole - ha commentato Carla de Albertis, assessore alla Salute al Comune di Milano - purché la stessa offerta d’aiuto sia fatta anche ad Israele, e si abbia l’assoluta sicurezza che i malati non facciano parte di Hezbollah».