Per fermare Berlusconi il governo impugna pure una legge regionale

L’esecutivo porta alla Consulta una norma sull’edilizia in Lombardia. Obiettivo: impedire costruzioni in un terreno del fratello del Cavaliere

Gianandrea Zagato

da Milano

Ultima notizia: il Consiglio dei ministri in una giornata davvero campale tra Finanziaria e Afghanistan, intervento in Libano e previdenza, immigrazione e nomine Rai ma anche Ecofin, trova il tempo per occuparsi di Paolo Berlusconi. Sì, i ventisei ministri del governo Prodi dedicano qualche minuto anche al fratello dell’ex premier Silvio Berlusconi. No, nessun atto con tanto di nome e cognome ma la decisione di impugnare davanti alla Corte costituzionale uno stralcio della legge urbanistica della Regione Lombardia. Che c’azzecca, direte voi? Per loro, il centrosinistra, quella legge è un regalo di Roberto Formigoni e della sua giunta all’imprenditore Paolo Berlusconi, che in quel di Monza chiede di poter edificare su un terreno da qualcosa come quarantadue anni. Ah, dettaglio, il fratello dell’ex premier ha tutte le carte in regola per poter costruire e ha già pagato fino all’ultimo gli oneri di urbanizzazione. Ma, attenzione, a Monza si vota tra poco meno di un anno e, quindi, impedire a chi porta il cognome Berlusconi di poter fare ciò che vuole nel rispetto delle leggi è garanzia, pensano loro, di incassare qualche voto in più. Dietrologie. No, è il vero motivo che sta dietro la decisione firmata ieri dal Consiglio dei ministri. Premessa d’obbligo per capire la notizia. E, adesso, vediamo nel dettaglio ciò che, parola dei ventisei ministri, la Regione Lombardia avrebbe violato: gli articoli 3 e 97 della Costituzione. Sì, il Consiglio dei ministri ha impugnato una legge della Regione Lombardia, quella che il 14 luglio di quest’anno i consiglieri approvarono a maggioranza: la legge numero 12 - quella che uniforma la Lombardia al testo unico nazionale e di cui, non va dimenticato, persino la rossa Emilia Romagna ha dato attuazione - e, quindi, sostengono ventisei ministri, sono venuti meno al dettato costituzionale, laddove sancisce (articolo 3) che «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali» e, quindi, conseguentemente (articolo 97), secondo la valutazione del governo Prodi, non si è assicurato «il buon andamento e l’imparzialità» dell’amministrazione regionale.
«Decisione del tutto ingiustificata» commenta il presidente della Lombardia Roberto Formigoni consapevole di aver dato alla Regione una legge che la pone all’avanguardia in fatto di normative urbanistiche. Legge dove, tra l’altro, si sono portati da cinque a tre gli anni di salvaguardia del territorio da interventi edilizi. Niente male, vero? No, sbagliato dicono da Palazzo Chigi: la legge urbanistica lombarda è «irrazionale e illogica» ovvero «contraria ai principi della buona amministrazione» perché, afferma una nota diffusa dal dicastero dell’Ambiente guidato da Alfonso Pecoraro Scanio, si è «modificata una norma precedente senza che ne fossero mutati i presupposti di fatto e di diritto quale la normativa statale di riferimento». Come dire: «Risulta evidente che la nuova normativa è funzionale ad incidere esclusivamente sui procedimenti di approvazione dei piani territoriali generali in itinere».
Opinione che Formigoni respinge al mittente: «La nostra legge non prevede affatto quanto ci viene contestato». Scelta, quella del governo Prodi, che «lede quindi l’autonomia del Parlamento lombardo» aggiunge l’assessore regionale al Territorio Davide Boni: «Sostengono che il nostro consiglio regionale è fatto da un gruppo di ladri e sostengono che una banda di ladri è al servizio di un cittadino lombardo. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. A Roma stanno scherzando col fuoco: noi, se lo ricordino, siamo competenti a fare leggi per il territorio. E questi sarebbero quelli che vagheggiano di federalismo? di autonomia? Venisse il presidente Giorgio Napolitano a verificare, l’aspetto». Uscita «furiosa e preoccupata per il futuro che attende i lombardi» dopo una scelta «scellerata», «ingiustificata».
Virgolettati dettati con rabbia al cronista per «un’intrusione incredibile» che, chiosa Boni, «è una squallida prevaricazione statalista dettata solo ed esclusivamente da interessi di partito: la persecuzione di un governo di un colore rispetto a cittadini ed eletti di un altro colore». Già, il governo Prodi si muove per bloccare una legge fatta dalla Regione Lombardia per tutti ma proprio tutti i cittadini, nessuno escluso.