Fermare il treno in corsa azzopperà il mercato ippico

Qualcuno ricorderà il motto: «Contrordine compagni, la linea è cambiata». Mi pare sia il caso di riesumare il tormentone di anni fa a proposito delle giravolte del Pci di allora, ai più incomprensibili. Il giorno 5 gennaio, era stato annunciato con grande clamore uno sciopero delle categorie ippiche, con manifestazioni da tenersi a Roma, io ingenuo là mi sono recato ma non ho trovato nulla e nessuno con bandiere striscioni o altro per manifestare contro la riduzione del montepremi. Ma cosa è successo di nuovo? Perché la linea è cambiata? Forse il ministro dell’agricoltura, Paolo De Castro, aveva finalmente capito le nostre buone ragioni e conseguentemente provvederà - come il suo predecessore - ad integrare il montepremi delle somme mancanti? Niente di tutto questo, almeno per quanto di mia conoscenza. Spero che qualcuno bene informato mi possa aggiornare, diversamente non posso che fare illazioni, a mio buon diritto. Come tutti sanno le illazioni a volte sono condite di cattiveria, una comprensibile reazione a questo silenzio tombale dopo i clamori degli annunci. Che finalmente stia arrivando la tanto agognata sistemazione dell’«agitatore di professione» (alias Maurizio Mattii, instancabile animatore di un sito internet) che, con tanto zelo e anche tanta cattiveria, in questi ultimi tempi aveva seguito le vicissitudini dell’Unire. Naturalmente sempre e solo nell’interesse di tutte le categorie, mai per interesse personale. Ma se questo interesse personale si concretizzasse, come logica conseguenza di questo velo di silenzio, cosa dovremmo pensare? Francamente mi spiace dire queste cose che però rappresentano la pura verità. Mi spiace soprattutto nei confronti di un personaggio come Mattii che certamente ha ottime qualità tecniche, delle quali l’Ente è quasi totalmente sprovvisto, ma non posso condividere assolutamente il metodo di personalizzazione adottato.
Mi farebbe piacere sapere cosa è cambiato con i nuovi «manovratori» (il commissario Melzi e il ministro De Castro), che per prima cosa hanno detto: occorre gettare alle ortiche la convenzione con le società di corse, rifarne un’altra, ovviamente su basi economiche più vantaggiose per permettere di rimettere in sesto gli ippodromi «sfasciati» (relazione del commissario), riduzione del 10% dei grandi premi, vecchio pallino caro all’ingegner Grassi- - patron della Cesenate corse -, classificazione degli ippodromi secondo criteri vaghi e assolutamente non esplicitati. Forse nella marea di parole della relazione del commissario ci stava bene anche un accenno concreto. L’ippica (intesa come cavalli), malgrado i tentativi di affossamento continui da parte della politica ancora resiste, ed ha fatto passi da gigante, di conseguenza uno dei primi criteri per la categorizzazione degli ippodromi, dovrebbe essere una valutazione tecnica delle piste, con esclusione dei grandi premi negli ippodromi con piste di raggio ridotto. Così non sarà certamente. Il perché ve lo spiego un’altra volta. L’abolizione della qualifica per i proprietari, ma non c’era scritto nella relazione di Melzi che «l'ippica ha bisogno di certezze economiche e normative che vanno comunicate in tempo utile a tutti gli operatori al fine di consentire loro una regolare programmazione delle attività». Come la mettiamo con questa impegnativa dichiarazione con coloro i quali hanno acquistato puledri con la lettera L o M - per intenderci nati 2005-2006 - che non avranno più la possibilità di beneficiare di questo sostegno, che al momento dell’acquisto era contemplato? Dove è andata a nascondersi la certezza economica di cui sopra? Qui si vuole fermare il treno in corsa e la cosa è di una gravità assoluta, con evidenti ripercussioni drammatiche sul già «ingessatissimo» mercato del cavallo da corsa. Un piccolo suggerimento non costoso per rendere le corse più credibili: riordinare la materia degli allenatori «parafulmine» una riforma a costo zero, sicuramente utile ai fini della chiarezza dei risultati delle corse. Diversamente è inutile continuare a parlare di pulizia e altro.