Fermata la gang del parco Ravizza

Quando li hanno portati al commissariato Scalo Romana per interrogarli hanno negato tutto. «Avete sbagliato persone» hanno dichiarato facendo spallucce, spavaldi e per nulla intimoriti dagli investigatori. Che, però, tenendoli d’occhio da diversi mesi, ne conoscono a menadito abitudini, modi di agire, persino tipo d’abbigliamento. «Ragazzi difficili, che provengono da famiglie problematiche del Gratosoglio» li ha definiti ieri il dirigente del commissariato, Luca Serino con una punta di amarezza nella voce, pur senza sminuirne le gravi responsabilità in rapine a quasi coetanei e giovanissimi, almeno una ventina di colpi riscontrati su un bagaglio di almeno 40 denunce. L’unico arrestato (per ora) con l’accusa di rapina aggravata è Francesco V., un 20enne con precedenti, senza una dimora fissa e che, da solo o in compagnia, avrebbe partecipato ad almeno otto di questi colpi. Gli altri cinque ragazzi coinvolti, infatti (tre italiani e due marocchini tra i 18 e 22 anni, tre introvabili, due già in galera) sono stati denunciati a piede libero.
«Servendosi di coltellini o taglierini per minacciarli, ma anche semplicemente a parole (solo una volta l’arrestato ha alzato le mani su un ragazzino che non si voleva piegare, ndr) aggredivano gli studenti della zona in varie occasioni, a piedi o sui mezzi pubblici (le linee dei tram 3 e 15 e l’autobus della linea 79), magari approfittando di luoghi appartati, ma sempre nelle zone che gravitano intorno al mega complesso scolastico “Giancarlo Puecher” di piazza Abbiategrasso, a viale Tibaldi, via dei Missaglia, via Ulisse Dini, fino all’area zona intorno al parco Ravizza e alla Bocconi, in via Spadolini» spiega Serino.
Il bottino più o meno sempre lo stesso, troppo banale per giustificare il rischio di un arresto: qualche banconota, telefonini cellulari, Ipod.
L’indagine, però, non è finita qui. Sono mesi, infatti, che i ragazzi della zona lamentano di essere intimoriti e rapinati da giovani come loro o con appena qualche anno in più. «L’arrestato e i denunciati costituiscono il nucleo centrale di un gruppetto i cui appartenenti si conoscono ma che, più che complici, si può dire avessero le medesime abitudini criminali. Per mettere a segno questi colpi, agivano insieme, in due o tre, spesso anche soli. Ma non escludiamo che in giro, di questi giovani balordi, ce ne siano altri» concludono gli investigatori.