«Fermate l’aereo, c’è una bomba a bordo»

LE INDAGINI L’uomo è stato subito «incastrato» dalla Polaria grazie alle immagini catturate dalle numerose telecamere

Non voleva perderlo a nessun costo quel volo per Tel Aviv in partenza da Fiumicino alle 12,15. Così è passato all’azione, deciso a fare qualunque cosa pur di ritardare il decollo dell’aereo. Persino una telefonata che annunciava la presenza di un ordigno a bordo. Una pessima quanto avventata idea, che non solo alla fine non è servita a nulla, ma che gli è costata anche una denuncia a piede libero per procurato allarme.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Polaria, l’uomo, K.A., 50 anni, israeliano, domenica scorsa era giunto con notevole ritardo nel Terminal 5 dello scalo romano, ovvero quello dedicato ai voli sensibili da cui - dal maggio del 2008 - partono solo le compagnie Usa e gli aerei diretti in Israele.
Quando il viaggiatore ha raggiunto di corsa il banco della compagnia aerea «Arkia» per disbrigare le pratiche per l’accettazione sul volo, ha trovato il check-in praticamente già chiuso. Non trovando altre alternative, se non quella di attendere l’indomani la partenza del volo successivo, l’uomo, visibilmente agitato e senza pensarci due volte, dopo essersi allontanato di pochi metri dai banchi, ha afferrato uno dei telefoni normalmente utilizzati dagli impiegati aeroportuali per le chiamate interne. Non soddisfatto di avere parlato nervosamente con il centralinista dello scalo, si è quindi fatto passare l’addetto in turno della sala operativa della Polaria. A quest’ultimo, sempre cercando di falsare la voce parlando con un inglese quasi perfetto ha preannunciato che a bordo del volo diretto nella città israeliana c’era una bomba. Praticamente nel giro di pochi secondi sono scattati i controlli da parte degli agenti della Polaria e degli uomini del Mossad israeliano, anche con l’ausilio delle unità cinofile. Ma hanno dato esito negativo.
Ad inchiodare quasi subito l’autore della telefonata minatoria sono state le riprese fornite dalle telecamere - circa 500 in tutto l’aeroporto - a circuito chiuso, direttamente collegate con la sala operativa della Polaria. Grazie al rigoroso dispositivo di sicurezza predisposto in particolare nel terminal 5 - di cui quale fanno parte i tiratori scelti della squadra «laser», gli artificieri e le unità cinofile - e alla sequenza di immagini catturate dalle potenti telecamere, gli investigatori hanno potuto rivedere tutta l’azione intrapresa dall’audace passeggero, bloccato poi nel giro di pochi minuti nella hall dello stesso terminal.
«Il fatto - sottolinea una nota della Polaria - testimonia lo stato di efficienza del dispositivo di sicurezza aeroportuale che la Polaria di Fiumicino mette in campo nei confronti dei voli considerati ad alto rischio, come ad esempio gli americani e gli israeliani, con particolare intensità avendo cura di allertare al massimo tutti gli operatori dello scalo aereo».