"Fermi tutti, questa è una rapina... Ecco i miei tre minuti da ostaggio"

Caro Milan, stavolta me l'hai fatta grossa. Non ti bastava farmi soffrire ogni domenica, vero? No, per te ieri quasi muoio d'infarto, preso in ostaggio da tre balordi a volto coperto.
Dove? Praticamente sotto casa mia. Alla banca Intesa-SanPaolo di piazza Cinque Giornate. Pieno centro di Abbiategrasso. La mia città, il posto più tranquillo del mondo, per me. Almeno fino a ieri. Vado allo sportello per acquistare un biglietto per la partita di domani contro il Werder Brema. Coppa Uefa, fosse almeno stata la finale di Champions. Sono le 10 e 30, circa. Entro in banca, mi metto in fila, aspetto il mio turno, pago e ritiro il tagliando. Tutto come al solito. E invece no. Quando mi avvicino all'uscita, incrocio lo sguardo di uno strano individuo. Basso, tarchiato, la sciarpa sul naso, il cappello di lana in testa, gli occhiali. Lo supero, poi mi fermo un attimo. Un secondo di troppo. Lui inizia il suo show. «Mettetevi tutti da una parte e state zitti che non vi succederà nulla...», grida all'indirizzo delle persone in fila.

In quel momento ci sono circa dieci clienti. Alcune donne, una è anche incinta. Io però sono alle spalle di quel brutto ceffo, con un piede già oltre la porta di vetro.

Lui si volta, mi vede e si avvicina. «Dove cazzo pensi di andare tu?», dice con forte accento meridionale. Al lavoro, a casa. «Ovunque», penso. Gli rispondo con un filo di voce: «Voglio andare via». Lui tira fuori la mano dalla tasca. Ha tra le dita un taglierino, manico blu. «Fai il bravo, tu non vai da nessuna parte...», dice mentre con la lama mi indica la strada verso l'interno della banca. Eppure mi viene l'istinto di rifilargli un cazzotto sul muso. Sono alto, grosso, giovane. Lui ha un taglierino, ma è la metà di me e qualche decina d'anni in più. E forse non si aspetta una mia reazione. Alzo gli occhi: dietro le casse altri due banditi stanno minacciando il personale della banca. Anche loro con la sciarpa sul naso e il cappello di lana. Uno è brizzolato, magro, sulla cinquantina. L'altro, più esagitato, è giovane, capelli lunghi, orecchino. «E se questi due sono armati?», penso. Niente colpi di testa. Obbedisco al balordo e mi aggrego agli altri clienti minacciati a vista in un angolo della banca. La donna incinta non si sente bene. I banditi intanto svuotano le casse e si portano via poco meno di 10mila euro. Scappano a piedi dal passo de' Cistercensi, a lato della banca. Dall'altra parte c'è probabilmente un complice ad aspettarli in auto.

La gente è spaventata, sotto choc. Facciamo sedere la donna in stato interessante su di una poltrona. Va meglio, anche se la paura non è ancora passata. Le porte della banca sono chiuse. Bisogna aspettare i carabinieri. Arrivano dopo circa dieci minuti e trattengono tutti per prestare testimonianza dell'accaduto. Poi ce ne andiamo, finalmente. Io ho il mio biglietto in tasca. È costato 17 euro, più un bello spavento. E sai che ti dico, caro Milan? Se domani non vinci, mi sento doppiamente in credito con te. E intanto il prossimo tagliando lo acquisterò su Internet… Marco Guidi