Fermi tutti: è una questione di motrice

Ti dicono sempre che ci sono treni che nella vita non si possono proprio perdere e alla fine ecco che arriva. In questo caso alla stazione di Venezia Mestre per tornare a Milano, alle 15.32 di un pomeriggio qualsiasi. E in effetti l’occasione doveva proprio essere colta al volo, perché in quest’Italia che dice di non voler andare indietro si scopre che esiste un treno che può andare solo avanti.
Praticamente è un film di Totò, fermi tre volte in tre stazioni di cui mai uno avrebbe saputo l’esistenza, se non fosse che la locomotrice si accende e si spegne ad ogni accelerazione e il capotreno si scusa, si scusa e si scusa. Insomma, ci sono quei treni nella vita sui quali alla fine sali e scopri che nell’era della Frecciarossa non sempre basta aggiungere un bianco o un argento alle suddette frecce per far correre chi non può più. E allora poi finisce con l’aria condizionata che va e viene, la gente che sbuffa e l’avviso ripetuto di una voce metallica che il treno non è in stazione e dunque non si possono aprire le porte per andarsene. Ma diciamolo: chi scenderebbe mai a Rezzato (con tutto il rispetto s’intende)? Avete mai visto quella stazione?
E poi, ecco l’annuncio finale: «Il treno non entrerà a Milano Centrale ma arriverà a Lambrate per poi proseguire verso Torino». Ohibò, pensi, che si vergognino dell’ora di ritardo? Macché, è una «questione di motrice - spiega ancora il capotreno -, può solo andare andare avanti e dunque dalla Centrale non potrebbe mai uscirne». Eccolo dunque, il treno che guarda al futuro, con il suo capostazione che avvisa gentilmente tutti i suoi passeggeri e s’informa: «Parlate italiano? No? Beh, dovete scendere a Lambrate...».
A quel punto che dire: il momento è arrivato. Eravano tutti sopra sul quel treno che non si poteva proprio perdere e abbiamo capito che nella vita non basta solo capacità e fortuna per andare avanti. Diciamolo: è anche una questione di motrice.