«Fermiamo gli irregolari aumentando i controlli con i ricavi delle tasse»

Il trend delle scommesse sportive, in base ai dati di gennaio, pare assestarsi sui livelli del 2010. La raccolta è stata di 437,7 milioni, 800mila euro in meno rispetto a quella del corrispondente mese dell’anno scorso: in percentuale uno scarto dello 0,2%. Più marcata la flessione dell’online (-1,4%) che ha perso quasi 2 milioni: da 139,8 a 137,8. In aumento del 18,8% le scommesse live che piacciono sempre di più. Ancora in rialzo il pay-out che ha permesso agli scommettitori di portare a casa l’83,32% del giocato. Era l’81% un anno fa. Il margine rimasto ai concessionari è sceso così a 55 milioni. Alle imposte è andato il 4,12%. Dai dati su base regionale, scaturisce una Italia che viaggia a due velocità: il mercato continua a salire al nord e al centro mentre diminuisce al sud e nelle isole, soprattutto in Sardegna, Puglia e Sicilia dove il differenziale di raccolta è superiore al 10%. Il fenomeno è legato alla presenza in queste regioni di una radicata rete irregolare che pregiudica l’attività degli operatori in linea con la legge, causa danni all’erario e non agisce con trasparenza nei confronti dei consumatori
Di questo e altro ha parlato al nostro giornale Maurizio Ughi, presidente di Snai SpA, fornendo una preziosa ricetta per dare una svolta al mercato. In sintesi «meno tasse e più controlli con i soldi delle imposte» allo scopo di garantire i concessionari, aumentare la raccolta e colpire gli operatori fuorilegge. Ascoltiamolo: «Il settore delle scommesse sportive, dopo aver fatto per anni da volano all’intero mercato dei giochi, paga a caro prezzo la presenza di una rete irregolare, soprattutto al sud, una politica miope e, perché no, l’aumento del pay-out. Se vogliamo rilanciare i volumi delle scommesse, che stanno segnando il passo, e garantire gli investimenti dei concessionari, che sfuggono a tanta, troppa gente, dobbiamo avvalerci di provvedimenti urgenti».
Ecco quali in tre punti essenziali: «Innanzi tutto la riduzione delle imposte che gravano come macigni sulle scommesse ippiche dove le aliquote sono superiori addirittura del 14% a quelle delle scommesse sportive. Al secondo punto la tutela dei concessionari e la lotta a chi fa raccolta senza licenza rilasciata da Aams. Una lotta seria, continua, quotidiana. Le Forze dell’Ordine, alle prese con mille problemi, fanno il possibile e l’impossibile per combattere la malavita organizzata che s’è radicata soprattutto in alcuni territori del meridione. Gli esempi, anche recenti, non mancano. Ma non basta, ci vuole di più, se è vero che ci sono 20mila punti irregolari contro 10mila regolari. In caso contrario una fetta importante delle scommesse continuerà a finire fuori dai canali ufficiali penalizzando tutto il sistema e arrecando gravi danni all’Erario. Questione di soldi, direte. Ma i soldi ci sono. Ed eccoci per così dire al terzo punto. Basterebbe destinare a questi scopi una parte delle imposte delle scommesse (181 milioni le sportive, 83 le ippiche, ndr) che sono importanti ma che rappresentano una briciola di fronte all’incasso complessivo dell’erario, pari a 10 miliardi». Aspettasi risposte. Il mercato delle scommesse non può andare avanti così, a bagnomaria, in un magma di irregolarità diffusa, accertata e sopportata.