«Fermiamo l’overdose di imposte»

Roma - L’obiettivo immediato è «mandare in soffitta gli studi di settore, nati male e trasformati in una sorta di bancomat per fare cassa». Ma il tema centrale della relazione di Carlo Sangalli all’assemblea della Confcommercio è il «patto per la crescita» che deve coinvolgere la società civile, le forze produttive, il mondo politico.

«Dobbiamo fare un patto tutti insieme, per costruire un domani migliore per i lavoratori, le imprese, le famiglie». Un qualcosa di nuovo rispetto ai soliti riti della concertazione. Dalla platea dei commercianti, Sangalli raccoglie applausi quando dice, infatti, che «troppe volte ci incontriamo nella sala verde di Palazzo Chigi sapendo che le decisioni, quelle vere e importanti, sono frutto di consultazioni riservate e di relazioni privilegiate». Nonostante il fatto che il terziario rappresenti il 71,2% del Pil e il 67% dell’occupazione contro il 26,5% del Pil e il 28% dell’occupazione del settore industriale.

Nel preparare la Finanziaria 2007 il governo si è scordato di consultare chi rappresenta il Paese reale, dice Sangalli, «e il conto che stiamo pagando è salatissimo, e non sarà pareggiato, per la gran parte delle imprese che noi rappresentiamo, neppure dalla riduzione del cuneo fiscale». Equità e non una overdose di tasse, che ha prodotto tante chiusure di imprese: questa la richiesta della Confcommercio. E l’immediata ripresa del confronto con un governo che si assuma i suoi impegni.

Pierluigi Bersani, pur abbozzando una difesa d’ufficio degli studi di settore - «non sono una minimum tax», sostiene - riconosce che è necessario riprendere il confronto senza ulteriori indugi: «Si è creata una grave incomprensione, che va risolta. Tenendo fermi gli obiettivi di lotta all’evasione sul 2006 - spiega il ministro dello Sviluppo - si può aprire subito la concertazione sugli studi di settore per il 2007-2008». Insomma, aggiunge, «bisogna rivedere la partita».
Martedì, in Senato, si voteranno due mozioni, del centrodestra e del centrosinistra, sugli studi di settore. Secondo Giuseppe Vegas, quella della maggioranza «non modifica il meccanismo da grande fratello» introdotto con gli indicatori di normalità.