«Fermiamoli subito o sarà una tragedia per tutti»

Il primo che si è occupato della Romania a Milano è stato certamente don Gino Rigoldi, cappellano del carcere minorile Beccaria e presidente di Comunità nuova, una realtà che ormai conosce come pochi in tutta la sua drammaticità. Il religioso di fronte all’emergenza dei romeni in Italia non ha dubbi: «Bisogna bloccare l’afflusso. Qui devono restare solo quelli che hanno un lavoro e una casa. Altrimenti è una tragedia per tutti».
Quando ha cominciato ad occuparsi della Romania?
«Un giorno, 9 anni fa, un mio amico che aveva adottato un bambino a Bucarest, mi ha invitato a visitare l’istituto dove viveva il figlio adottivo. Un’esperienza sconvolgente: in uno stanzone c’erano ammassati 80 bimbi dai sei mesi ai tre anni. Nella sporcizia e nell’abbandono. Ne ho preso in braccio uno: aveva quasi paura, tremava. Ma quando ho cercato di riporlo nella sua culla, mi si è avvinghiato al collo come a dire: “Anche tu mi abbandoni?” Siamo venuti via da quell’istituto con l’angoscia nel cuore. Non potevamo restare indifferenti. Un anno dopo c’erano già una cinquantina di studenti milanesi che passavano le loro vacanze in mezzo a quei bambini».
Col passar del tempo il numero di studenti volontari è cresciuto fino a 200 all’anno. La situazione non migliora? Che cosa fa don Gino per fronteggiarla?
«Tuttora si calcola che ci siano dai 5 ai 6mila bambini abbandonati all’anno. In collaborazione con la chiesa ortodossa locale siamo entrati in un reparto di maternità in cui proponiamo alle puerpere che vorrebbero abbandonare un figlio di aiutarle, sostenendole psicologicamente e materialmente. Abbiamo così convinto già 500 mamme a tenersi i figli. Adesso stiamo entrando in un altro reparto per ripetere l’esperienza. Se vogliamo arginare il fenomeno che tanto sta allarmando l’opinione pubblica italiana dobbiamo agire direttamente là».
Come spiega certi episodi di brutalità e di delinquenza dei romeni in Italia?
«Se cresce il numero dei romeni presenti, cresce anche la possibilità che questi si diano alla delinquenza, proprio perché ce ne sono troppi senza lavoro, senza alcuna forma di protezione sociale e sradicati dal loro mondo. Nessuna sorpresa, però, se questo è il contesto in cui vivono. È così con ogni forma di immigrazione sregolata e oppressa dalla miseria e dalla disperazione. Era così anche per l’immigrazione italiana: negli anni 70 il Beccaria arrivava ad avere 1.600 detenuti minorenni per lo più originari del sud. Per questo sostengo che è meglio bloccarli piuttosto che farli crescere in questa situazione: se non hanno casa e lavoro, bisogna rimandarli al loro Paese».
Come convincere i rumeni a restare a casa loro?
«Per fortuna anche lì l’economia sta crescendo. Anche per la presenza dell’imprenditoria italiana. Noi abbiamo aperto là ormai 13mila aziende. Se invece di cercare di importare i cinesi si dà lavoro ai romeni, certo faremo una grande opera di prevenzione perché non tentino avventure che in certe condizioni sono destinate soltanto al fallimento e a creare situazioni di disagio per chi li ospita».