Fermo biologico con incentivi ai pescatori «Così tuteliamo il mare Mediterraneo»

Stop alla pesca nel mar Mediterraneo. Per 45 giorni. In alcune zone il divieto è scattato il primo di agosto, in altre è iniziato più tardi ed è ancora in corso. In Sardegna la pesca resterà proibita fino al 15 ottobre e nel tratto fra Brindisi e Imperia lo stop sarà fino al 29 ottobre. Un riposo «forzato», voluto dal Consiglio dei ministri, per ripristinare la biodiversità di uno degli ecosistemi più ricchi al mondo: il mare Mediterraneo. Un «fermo biologico» (così lo chiamano gli addetti ai lavori) per tutelare pesci e creature marine, sempre più scarsi e, in alcuni casi, come quello del tonno rosso, a rischio di estinzione. Il divieto è per le imbarcazioni di pescatori professionisti e non riguarda la pesca sportiva. Lo stop della pesca è da sempre richiesto dalle associazioni ambientaliste, Greenpeace e il Wwf reclamano il riposo del mare come atto dovuto dopo anni di razzie incontrollate ai danni di specie come il tonno rosso del Mediterrano o il baccalà dell’Atlantico, per citarne due delle più sfruttate.
Il provvedimento di quest’anno è stato inserito nella manovra economica del governo in attuazione del regolamento CE (n.1198/2006). Per non penalizzare i lavoratori del settore sono stati stanziati alcuni contributi compresi fra 600 e 24mila euro che verranno destinati ai pescatori, in maniera proporzionale al lavoro da loro svolto. Ha dichiarato il ministro delle Politiche agricole, Saverio Romano: «Il fermo temporaneo della pesca di 45 giorni, inserito nella manovra economica, rappresenta una misura necessaria per il futuro del settore ittico non solo nazionale, ma mediterraneo. Per evitare che questa decisione gravi eccessivamente su un comparto già in difficoltà, abbiamo previsto una compensazione a favore dei pescatori che non concorre alla formazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi, né del valore della produzione netta ai fini dell'imposta regionale sulle attività produttive».
Il ministro Romano ha commentato favorevolmente il divieto di pesca (che ufficialmente è entrato in vigore con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto ministeriale del 14 luglio 2011, in attuazione delle disposizioni contenute nella Legge Finanziaria). Ne ha sottolineato il valore perchè rispetta il benessere e la salute degli italiani: «La finalità principale della nostra politica della pesca, anche in ambito europeo, è quella di regolare virtuosamente il rapporto tra stato delle risorse biologiche e aspetti sociali ed economici che riguardano i pescatori ma anche i cittadini tutti, che hanno diritto a disporre dei prodotti buoni e salutari che la pesca ci offre».
E ancora: «Non c'è buona politica della pesca se non si considerano tutti gli aspetti e se non si dedica una attenzione particolare alle attività umane, agli attori delle realtà produttive, in questo caso ai pescatori».
Quest’anno il fermo biologico è stato il più lungo della storia della pesca italiana in Adriatico. Un impegno che ha coinvolto pescatori, rivenditori, ristoratori e consumatori, costretti allo stop nella stagione clou. Romano ha sottolineato che «questo sacrificio non deve essere vanificato nel dopofermo. Oltre alla ripresa progressiva della attività di cattura, che abbiamo previsto con il consenso delle categorie, invito tutti i pescatori e i commercianti ad attuare strategie finalizzate ad evitare sprechi, rigetti in mare e che consentano di dare il massimo valore ai prodotti della pesca. Le risorse biologiche, gli ambienti marini, sono beni collettivi da tutelare e valorizzare per il bene di tutti».
Il fermo pesca è stato pensato per grandi aree e talvolta non soddisfa tutte le esigenze locali. Di questo e altro si discuterà al prossimo forum sulla pesca, che si svolgerà all’inizio del 2012, a Mazara del Vallo. Altri argomenti che verranno affrontati: i costi dei carburanti, una pesca più mirata a taglie migliori, a mercati più apprezzati, un minor numero di giornate in mare ma con rendimenti più elevati per aiutare la pesca a durare nel tempo.
«Resta dunque il fatto che dobbiamo ridurre la pressione sulle risorse - ha riconosciuto il ministro - Quest'anno in Adriatico, mi dicono ricercatori e soprattutto gli operatori, che lo stato delle risorse è critico, da tutto ciò le decisioni che ho assunto. Ho anche chiesto alla Direzione Generale della Pesca e della Acquacoltura una attenta valutazione scientifica degli effetti del fermo con metodi più avanzati rispetto al passato». Un’altra esigenza sentita dal ministro è quella delle regole condivise da tutti. In Adriatico, nel canale di Sicilia, dove la pesca italiana condivide spazi e risorse, sarebbe necessario operare con sinergie internazionali più concrete: «Faremo il massimo delle pressioni sulla UE e sulla Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo, perché la pesca sia al centro dell'attenzione nella fase di cooperazione per la costruzione nei nuovi assetti che si stanno delineando nel nord Africa, aspetti determinanti per la pesca italiana».