Fernando García Sendra e José García Más

Ancora due sacerdoti spagnoli trucidati durante la guerra civile, stesso giorno e stesso anno, il 1936. Il primo, don Fernando García Sendra, aveva trentun anni ed era nato a Pego, in provincia di Alicante. A cinque anni già faceva il chierichetto e a sette venne messo a studiare nel collegio retto dai francescani. Col tempo si scoprì una vocazione ben precisa e chiese di vestire il saio. Lo mandarono a fare il novizio a Benisa ma si ammalò seriamente e fu rimandato a casa. Non aveva il fisico per sopportare la dura vita conventuale ma poteva ben fare il sacerdote secolare. Infatti, si iscrisse al seminario di Valencia e nel 1931 fu sacerdote. Venne destinato a fare il parroco a Bolulla, dove rimase fino al 1936. In quell’anno fu trasferito come economo a Sagra, ma non ci rimase molto perché i miliziani lo prelevarono e portarono in località La Pedrera de Gandía, dove gli scaricarono i fucili addosso. José García Más era un quarantenne suo compaesano, ordinato sacerdote nel 1923. Nel 1924 fu vicario nella parrocchia di San Francisco de Borja a Carroja. L’anno seguente, economo a Patró, parrocchia di Nuestra Señora de l’Asunción. Nel 1926 fu rimandato al suo paese, a fare il cappellano nella chiesa dell’Ecce Homo, la principale. Ritrovò il suo compaesano a La Pedrera de Gandía, anch’egli spalle al muro. Che ci volete fare, bisognava eliminarli perché erano preti, e il radioso sol dell’avvenire non sarebbe potuto sorgere se anche uno solo di loro fosse sopravvissuto. Infatti non sorse (ma per colpa delle laicissime cannonate di qualcun altro).
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