«Fernando re di Castiglia» ritorna dall’oblio e incanta

Ricostruita la partitura originale dell’opera di Haendel andata in scena nel 1732 a Londra

Pietro Acquafredda

da Spoleto

Che interesse avevano i musicisti di una volta a storie e personaggi delle case regnanti, come sembrerebbe dai titoli di tante opere? Semplicemente, non disdegnavano la parte di adulatori dei potenti, al cui servizio direttamente o indirettamente lavoravano e perciò ne cantavano gesta, valore e virtù. Con qualche eccezione, come in una travagliatissima opera di Haendel che, invece, mette in piazza trame, intrighi e bassi istinti dei componenti una famiglia reale, in lotta per assicurarsi la successione e che in questi giorni viene rappresentata a Spoleto.
Per il regista tedesco Jacob Peter-Messer Fernando re di Castiglia è l’eterna metafora della sete del potere e della dura lotta per conservarlo o acquisirlo. In una scena spoglia, brilla in primo piano una corona luccicante, intorno l’oscurità delle trame e degli intrighi. Un parallelepipedo-prigione ruota su stesso vomitando, giro dopo giro, ogni nefandezza dei membri della famiglia reale portoghese. Si salva solo la candida coppia di giovani sposi, Fernando ed Elvida, in abiti bianchi e sempre illuminati da un cono di luce solare accecante. Uno spettacolo senza tempo, di straordinaria finezza e grande incisività, per una musica di straziante bellezza che ostenta virtuosismi vocali a ogni battuta e disegna con maniacale perfezione personaggi e situazioni.
Ma c'è un elemento, storico, che dona altro interesse a questo graditissimo debutto spoletino. L’opera che si diede a Londra, al King’s Theatre, in Haymarket, il 15 febbraio 1732 - Sosarme re di Meda - non era proprio quella alla quale Haendel aveva lavorato per alcuni mesi, riprendendo il libretto di un’opera vista in Italia al principio del Settecento e che gli era assai piaciuta: Dionisio re del Portogallo, autore Antonio Salvi e alla quale aveva mutato il titolo in Fernando re di Castiglia.
Senonché qualche settimana prima della messinscena dalla casa regnante inglese arriva un diktat al musicista: la storia narrata dal libretto getta fango sulla famiglia reale del Portogallo, paese alleato e amico, dunque va cambiata. Haendel in tutta fretta ambientò l’opera in Oriente, cambiò nomi ai personaggi, corresse la musica. Così andò in scena Sosarme re di Meda. Poi un giorno dalla British Library spunta fuori un manoscritto haendeliano con l’originale.
Cosa c’era di tanto offensivo nei confronti del re del Portogallo nella trama del libretto? Non era tanto il re, che pure qualche peccatuccio l’aveva fatto (almeno un figlio illegittimo l’aveva), che ne usciva male, quanto la famiglia, disposta a tutto per assicurarsi il potere. Alla fine però torna la pace, con la mediazione delle donne (la regina e sua figlia Elvida) e di Fernando, re di Castiglia, promesso sposo di Elvida che riporta la pace nella travagliata famiglia.
Debutto affidato a un noto specialista, Alan Curtis, con il suo altrettanto noto ensemble, Il Complesso Barocco, e a solisti molto giovani e molto allenati ad andar su e giù per le scale del belcantismo settecentesco. Tutti strabilianti. I controtenori: David Hansen (Fernando), Max Emanuel Cencic (Sancio, il figlio illegittimo), Michele Andalò (Alfonso, il figlio legittimo), il tenore Stefan A. Rankl (re Dionisio), Vladimir Baykov, basso, nel ruolo di Altomaro il consigliere cattivo e il soprano Cyrille Gerstenhaber (Elvida) e la regina madre Isabella (Marianna Pizzolato). Scene e luci di Markus Meyer, costumi di Sven Bindseil. Si replica venerdì 15 e sabato 16.