A Ferramonti la «Brocca rotta» rinnova Kleist

Oltre all’orribile lager triestino tristemente noto come Risiera di San Sabba dove anni fa Antonio Calenda, direttore dello Stabile del Friuli Venezia Giulia, mise in scena una Rappresentazione della Passione per commemorare le vittime dell’Olocausto, un altro terribile luogo di pena di cui pochi conservano la memoria è il campo di concentramento di Ferramonti, presso Cosenza. Che dal ’40 al ’43 tenne prigionieri in condizioni miserabili circa tremila ebrei di diversa etnia dagli italiani ai cittadini dell’Est europeo coinvolgendo persino gli ambulanti cinesi domiciliati a Bologna. Dove al di là dello statuto democratico che a parole garantiva cure mediche e una generica assistenza sia civile che religiosa non si contarono i decessi dovuti a malnutrizione, fame e malaria, sotto la costante minaccia di continue rappresaglie. Ma il testo che Francesco Suriano, con l’assistenza e la regia di Renato Nicolini, ha approntato per la recita, prende spunto da un ineccepibile dato di fatto: ossia dagli spettacoli che la comunità organizzava per salvaguardare cultura e dignità umana pur in estreme condizioni di vita. E per farlo si rifà addirittura a un capolavoro della scena mitteleuropea come La brocca rotta dove Kleist stigmatizzava, nel 1802, gli abusi sessuali e la tracotanza di chi per ufficio ha l’incarico di garantire la corretta amministrazione della cosa pubblica. Così gli internati a Ferramonti nel corso delle prove dello spettacolo vengono man mano condotti non a dimenticare ma a sottolineare in modo esemplare la tragedia della propria deportazione tutt’uno alla messa a morte di qualsiasi mistica della vita associata. E se nel dramma di Kleist si fa il processo ai nostri progenitori con un Adamo colpevole di stupro e un’Eva vittima designata del potere, oggi nella Brocca rotta a Ferramonti l’accento è posto con trepida malinconia sulla continua caduta dell’homo sapiens da Lucifero angelo della luce a Satana simbolo del male cosmico. In uno spettacolo che se all'inizio ricorda fin troppo da vicino il criterio brechtiano della contaminazione tra classico e contemporaneo con qualche caduta d'ingenuità testuale, si riscatta grazie alla vibrante prova degli interpreti tra cui in prima fila si colloca con la veemenza e la grazia del suo apporto un’attrice come Marilù Prati.

LA BROCCA ROTTA A FERRAMONTI - di Francesco Suriano Regia di Renato Nicolini. Cosenza, Centro Arti Musica Spettacoli dell'Università di Calabria.