Ferrando lascia il Prc: «Ha finito il suo corso»

da Roma

Lo aveva annunciato da un po’ di tempo e aspettava solo che Rifondazione compisse il primo atto ufficiale che sanciva la presenza attiva nel governo Prodi per dire «basta» e andare via. Marco Ferrando, il leader di Progetto comunista, la minoranza trotzkista del Prc, ha ufficializzato, con una lettera ai dirigenti del partito, che «si rende necessario per i comunisti un nuovo cammino politico» dopo la «svolta governativa», come la chiama lui, di Rifondazione. L'obiettivo è «la costruzione di un Partito comunista dei lavoratori».
Nel giorno in cui la squadra del governo riceve il via libera dal Senato, i trotzkisti di Rifondazione in una lunga lettera sottolineano come «sia giunto il momento di un'assunzione di responsabilità, in coerenza con tutto il percorso intrapreso». «Così come siamo stati leali, sino all'ultimo, verso un partito di opposizione - si sottolinea - non seguiremo la sua trasmutazione di governo». Ferrando dà l'addio ripercorrendo la storia del partito: «Il Prc nacque quindici anni fa come “cuore dell'opposizione” contro la deriva governativa del Pds, per questo raccolse le energie e le speranze di un vasto settore di lavoratori e di giovani alla ricerca di un'altra sinistra. Oggi - si rammarica - 15 anni dopo, il Prc ha concluso la sua parabola entrando in un governo che nega alla radice tutte le ragioni sociali che il partito ha raccolto».
Progetto comunista è lo «zoccolo duro» di Rifondazione, non ci sono state direzioni o comitati politici in cui Ferrando non chiedesse la parola per bocciare perennemente la linea della maggioranza bertinottiana. Fino all'ultimo il leader trotzkista ha cercato l'appoggio delle altre minoranze guidate da Claudio Grassi e Salvatore Cannavò che come lui al congresso di Venezia avevano votato contro la mozione dell'attuale presidente della Camera.