Ferrando: sinistra suicida se non lascia Prodi

da Roma

«Rompete con Prodi. Ricongiungetevi con il vostro popolo che è sceso in piazza lontano da voi». Mentre la sinistra istituzionale si agita per il fallimento del sit-in pacifista di piazza del Popolo, l’altra sinistra, intransigente, dei movimenti, si sta preparando a colmare il vuoto tra piazza e istituzioni. Una piazza che non vede più l’esecutivo di Prodi come «un governo amico», ma come «un governo avversario». E che sembra aver individuato uno dei suoi capipopolo: Marco Ferrando, trotzkista, già allontanato da Rifondazione per le sue posizioni estremiste, ora promotore del Partito comunista dei lavoratori, «la forza emergente della sinistra italiana». Il nuovo soggetto politico dell’ultrasinistra che da qui al prossimo autunno, quando si svolgerà il congresso fondativo, vuole prendere per mano i movimenti e i lavoratori «traditi da questo governo».
Ferrando, sabato è scesa in piazza una base che rinnega Prodi. Perché?
«È accaduto un piccolo fatto storico a sinistra: per la prima volta si capovolge il rapporto di forza tra sinistra di governo e di opposizione. La sinistra di governo, che per un anno ha sorretto il governo Prodi con spese militari, l’allargamento della basi Usa e tutto ciò contro cui si era battuta, ha finito per essere sconfessata dal suo popolo. L’abbiamo visto alle ultime elezioni, in cui Prc ha perso metà del suo elettorato. La manifestazione dei movimenti di sabato è stata una sorpresa per tanti ma non per noi, che avevamo visto maturare sentimenti di rottura con il governo, sul sociale e sulla politica estera in particolare. La sinistra di opposizione ha battuto la sinistra di governo 10 a 0».
La base delusa, un nuovo partito a sinistra. Che ambizioni avete?
«La manifestazione contro Bush e Prodi ha confermato l’esistenza di un’opposizione di sinistra. Una parte importante dei movimenti si è riattivata, soprattutto a livello giovanile».
Movimento idealista o reale?
«Stiamo raccogliendo continuamente nuove forze, con una presenza capillare nelle fabbriche, dove abbiamo avviato una petizione per dire “Giù le mani dal Tfr e dalle pensioni”. Abbiamo una sede in ogni capoluogo di regione. Abbiamo avuto un riscontro elettorale significativo alle ultime amministrative, con l’1% dopo nove mesi dalla nostra nascita. Democrazia proletaria arrivò a quel risultato in 10 anni. Stiamo capitalizzando tante energie militanti deluse. Raccogliamo la rabbia operaia contro questo governo».
Cosa dice ai leader della sinistra istituzionale?
«In questi mesi ci rispondevano che la nostra politica era irrealistica e che la loro era in grado di spostare la politica del governo. Ma non ci crediamo più. È una truffa. E la piazza sabato si è ribellata. Prodi ripropone in una salsa diversa la stessa politica di Berlusconi. Una Finanziaria scaricata sulle spalle della povera gente, con ticket della sanità, tagli alla scuola e ora nuovo attacco alle pensioni. Se le stesse politiche di Prodi le avesse fatte Berlusconi ci sarebbe stata una sollevazione delle sinistre. I partiti di sinistra sono in crisi profonda e devono decidere se continuare in questa politica come marinai che affondano con la nave per non perdere la medaglia che il capitano ha appuntato loro al petto. Anche il suicidio è un diritto democratico».
In questo modo lei però condanna a morte il governo Prodi e la sinistra all’opposizione.
«Il governo mi sembra già in crisi, un governo semicadaverico. Il rischio, piuttosto, è che la compromissione delle sinistre porti a un grande ritorno di Berlusconi e della destra. Certo, sarebbe una sinistra di opposizione, una vera alternativa in questo Paese contro i Berlusconi e i Prodi».
Crede che, a parte la piazza, anche nella politica qualcuno seguirà il vostro appello?
«I leader dei partiti di sinistra mi sembrano orientati a negare il loro fallimento pur di conservare i ministeri, i sottosegretariati. C’è un presidente della Camera fischiato dappertutto tranne che sul monte Athos e alle riunioni di Comunione e liberazione, che applaude la Folgore presentandola come vetrina dell’Italia pacifista. I dirigenti del Prc vengono ormai sempre fischiati nelle fabbriche. È la testimonianza che ci vuole un’altra sinistra italiana».
Le frange estreme di questa sinistra delusa, però, sono violente e l’hanno dimostrato sabato.
«È stata una pura idiozia, del tutto marginale e a latere di una grande manifestazione pacifica, popolare, di massa. Sono state azioni politicamente demenziali e profondamente lesive delle richieste dei manifestanti. Il sovraccarico di presenza poliziesca ha costituito un elemento di provocazione della quale alcuni inutili idioti hanno approfittato».
Le prossime sfide della sinistra di opposizione?
«C’è in corso la trattativa sulle pensioni. Riteniamo indispensabile lo sciopero generale. Ai partiti di sinistra diciamo: rompete con un governo lodato da Bush».