Ferrante in crisi, l’Unione lo mette sotto tutela

Gianandrea Zagato

«Dobbiamo essere più presenti, fare squadra, metterci tutti in campo con entusiasmo» avverte Bruno Ferrante. Messaggio destinato ai partiti che lo sostengono. «In questa campagna ho consumato diverse paia di scarpe ma non mi sembra che questo sforzo sia stato accompagnato da adeguate iniziative da parte vostra, con il giusto entusiasmo» continua l’aspirante sindaco del centrosinistra cosciente che per essere almeno competitivi nella corsa al Comune occorre aggiungere «più entusiasmo». Sostantivo che l’ex prefetto sparge in ogni suo virgolettato, dopo che Filippo Penati aveva lanciato una supplica ai partiti del centrosinistra: «Aiutiamo di più l’ex prefetto».
Chiamata alle armi che il presidente della Provincia aveva tradotto in «un impegno dei partiti a valorizzare il programma» di Ferrante. Trentanove paginette che, secondo Penati, nemmeno l’ex inquilino della prefettura è stato capace di «valorizzare», «se posso permettermi un consiglio, valorizzerei ancora di più le cose importanti che ci sono nel programma». Giudizio nudo e crudo che non sa solo di autocritica ma trasuda soprattutto di una paura diffusa, quella di non centrare l’obiettivo: sì, di prendere a Milano un’altro sonoro schiaffone, dopo il quello dato dai milanesi al centrosinistra col voto nazionale. E mentre Ferrante reclama giustificazioni dai suoi supporter che non fanno campagna «ventre a terra», c’è chi come Nando Vertemati non accetta lezioncine: «L’impegno c’è, nonostante qualche ritardo organizzativo. Si lavora e bene, soprattutto in periferia». Annotazione del segretario dello Sdi che il ds Franco Mirabelli fa seguire da un vago «c’è chi si spende di più e chi di meno, come in ogni campagna elettorale». Ammissione di mezza colpevolezza che la Margherita tenta di scrollarsi di dosso guardando al futuro, «abbiamo molte idee su come procedere per conquistare voto su voto» fa sapere Arturo Bodini. Sapere di più è impossibile, ma nel quartier generale dell’aspirante sindaco del centrosinistra non si respira certo ottimismo: c’è chi comincia a intuire che la lista Ferrante non porta consensi, che i partiti della coalizione non vogliono affatto smarcare l’ex prefetto e che, quindi, il voto laico socialista e riformista non troverebbe accattivante l’ex grand commis di Stato col cuore a sinistra. Ragioni più che sufficienti, si dice, per rimettere in piedi una nuova squadra attorno a Ferrante che, comunicativamente, appare freddo e incapace di trasmettere una-emozione-una. E così appare Marco Pellegatta, professionista della comunicazione, che già si era occupato di Gabriele Albertini e di Giorgio Guazzaloca. «Una mano ad un amico» dice Pellegatta che, ieri, trasmetteva una nota di quattro paginette «sui rapporto professionali e personali intercorsi tra Ferrante e il senatore Giorgio Napolitano».
Una squadra nuova per dare un impulso più pungente alla campagna di Ferrante che, fino ad oggi, secondo molti osservatori anche del centrosinistra non è stata brillantissima. E rispunta anche quel Marco Marturano già spin doctor della campagna di Massimo Cacciari e di Penati, che aveva declinato l’impegno pro-Ferrante. Nomi e cognomi per tentare di correre ai ripari, per limitare quel danno che Penati ventila nel suo appello ai partiti: «bella ciao», gnocco fritto e birrette ghiacciate non portano a Palazzo Marino.