Ferrante e i padroni Una lezione d’incoerenza

L’infelice uscita veterocomunista di Bruno Ferrante, candidato di centrosinistra alla poltrona di sindaco di Milano, sulla razza padrona, ha scatenato una ridda di polemiche e di discussioni, anche all’interno dell’Unione e dei sindacati. In una lettera al Corriere della Sera, l’ex prefetto ha spiegato la sua frase con l’esigenza di chiarezza, e soprattutto di coerenza, da parte di Letizia Moratti: appartenente, a suo vedere, alla «razza padrona» e quindi inabilitata a partecipare al corteo del Primo Maggio.
Ma è proprio sulla coerenza che casca Ferrante. Virtù che esige a gran voce dalla sua rivale nella corsa a Palazzo Marino e che non si sente tenuto a rispettare lui in prima persona. A che razza appartiene un ex prefetto, un ex vicecapo della polizia? A quella operaia o è più assimilabile lui stesso ai «padroni»? Il fatto che adesso fra i suoi sostenitori ci siano ex comunisti, postcomunisti, comunisti, no global, autonomi dei centri sociali basta a ridare una verginità a uno che è sempre stato «uomo del potere» e che, rispetto ai suoi attuali compagni di viaggio, si poneva, fino all’altro ieri, dall’altra parte della barricata? Personalmente non crediamo più a steccati e divisioni di questo genere ma cerchiamo di essere coerenti con la «coerenza» dell’ex prefetto di Milano. E sempre a tal proposito ci sembra abbastanza curioso, per non dire ridicolo, il fatto che il candidato sindaco della sinistra abbia sfilato il Primo Maggio, festa dei lavoratori, a braccetto con Milly Moratti, che di Letizia non è omonima ma parente stretta. Le due signore hanno sposato i fratelli Moratti, Massimo e Gianmarco. Perché soltanto Letizia è una padrona e Milly no? Forse perché quest’ultima sta dalla stessa parte di Ferrante ed è nella lista dell’ex prefetto? Pensiamo che entrambe le cognate non abbiano molta dimestichezza con bulloni, chiavi inglesi e catene di montaggio, ma davvero ci sfugge il motivo per cui soltanto una di loro, guarda caso la sua rivale elettorale, sia «padrona» e l’altra no.
Misteri della politica. E misteri della «coerenza» di Ferrante. Che si è dimenticato pure che nel recente passato il centrosinistra ha candidato alla poltrona di sindaco e a quella di presidente della Regione Lombardia, due imprenditori: Aldo Fumagalli, che fu sconfitto da Albertini nel 1997, e Riccardo Sarfatti, battuto da Formigoni nel 2005. In base alle sue categorie mentali, cos’erano questi due esponenti della sinistra, dottor Ferrante? Padroni o no? Forse, prima di affibbiare patentini, bisognerebbe riflettere un po’. E quando l’errore è evidente, come hanno detto anche esponenti del centrosinistra e dei sindacati, bisognerebbe anche avere il coraggio di fare retromarcia e chiedere scusa.