Ferrante fa il compagno e s’imbuca alla festa di Fo

Lettera di auguri di Bertinotti bloccato dallo sciopero Alitalia

Gianandrea Zagato

«L’ho sempre ammirato. Essere qui è un gesto di rispetto nei confronti di un Nobel che è risorsa per la nostra città e che Milano ha però trascurato». Parola di Bruno Ferrante che al PalaMazda si traveste da «compagno» e tenta di conquistare uno strapuntino a fianco di Dario Fo. Mossa che però va buca: i settemila che al PalaMazda vogliono «Fo sindaco» non s’accorgono nemmeno dell’arrivo in sala stampa dell’ex prefetto e del suo codazzo di accompagnatori.
Presenza prima annunciata, poi smentita e ancora confermata: frutto cioè di una trattativa non certo facile tra i due staff elettorali, con esclusione a sorpresa dei vertici di Rifondazione comunista. «Ferrante qui? Non c’ha interpellato nessuno» ammettono i colonnelli milanesi di Bertinotti, mentre Angelo Maria Perrino, portavoce dell’aspirante sindaco diessino, confida gongolante che è «tutto merito mio, la mediazione è stata condotta tra me e Paolo Cagna Ninchi, coordinatore dello staff di Fo». Chiaro a tutti, portavoce escluso, che Rifondazione non l’ha certo presa bene e che quindi si allunga la lista della spesa che Ferrante dovrà poi onorare. Ma questa è già un’altra storia. Che, ieri sera, al PalaMazda non ha lasciato traccia: quasi quasi neanche i cronisti si sono resi conto che Ferrante si era «imbucato», tanto è stata veloce l’uscita dell’ex prefetto dal palazzetto.
Incursione senza neanche transitare dal palco - «portare un saluto sarebbe stato un gesto apprezzabile» chiosa Basilio Rizzo - e senza offrire a Fo la garanzia di un posto in giunta. Anche se «Fo mantiene quello che promette: farà quello che dice» come garantisce Ken Livingstone, sindaco di Londra, venuto appositamente dalla Gran Bretagna per sostenere il Nobel e accolto sulle note dell’Internazionale dalla banda degli ottoni: «Se volete che Milano sia argomento di conversazione nel mondo, be’ eleggete Dario. Non ci sarebbe un altro Nobel Sindaco». Messaggio sgradito da Ferrante, ovviamente. Che lì, al MazdaPalace, sa di non portare a casa neanche un voto. Motivo in più per abbandonare il campo avversario con un invito formulato senza convincimento, «aspetto Fo il 28 gennaio al teatro Strehler per la chiusura della mia campagna».
Auspicio senza risposta di Fo, che segue con commozione l’omaggio di Ken il rosso - «Livingstone porta esperienze che possono essere utili per Milano» replica il Nobel - e la lettura del messaggio «personale» di Fausto Bertinotti «rimasto a Roma a causa dello sciopero dei dipendenti Alitalia»: «Milano nel bene e nel male ha sempre fatto tendenza politica e oggi potrebbe anticipare la tendenza al cambiamento. E Dario è certo tra i migliori interpreti del cambiamento». Parole e musica suonati pure dal girotondino duro e puro Pancho Pardi, Paolo Cento dei Verdi e Enzo Jannacci. Tutti uniti dalla voglia di sconfiggere il «questurino». Magari sperando nella fallibilità di quel sondaggio che lo dà vincente, cinquantacinque per cento contro ventisette: «L’ha realizzato quel tale che dava Ombretta Colli vincente su Filippo Penati. Forse, sbaglia anche adesso». Quel «Fo-sindaco» ritmato per un minuto di fila è la riprova.