Per Ferrante i Pacs diventano un problema

Sabrina Cottone

Il tema coppie di fatto è sempre caldo. È tornato a essere incandescente dopo che in una delle ultime sedute dell’anno il consiglio comunale di Torino (e cioè la maggioranza di centrosinistra) ha bocciato il registro delle unioni civili, un’istituzione già presente in numerosi Comuni italiani e che è sul tavolo di Bruno Ferrante e degli altri candidati alle primarie dell’Unione.
La Rosa nel pugno lo ritiene un punto fondamentale, vincolante per decidere se sostenere o no Ferrante. I Ds sono favorevoli («È solo il primo passo verso una legge nazionale» assicura il segretario provinciale, Franco Mirabelli), ma la Margherita è scettica e così nell’Unione di Milano le divisioni cominciano a farsi sentire. «Vogliamo essere sicuri che non sia una scorciatoia per considerare famiglia ciò che non lo è» avverte il capogruppo della Margherita in consiglio comunale, Andrea Fanzago. In ballo c’è anche il voto dei gay, che danno a questa battaglia un forte valore simbolico.
È una questione a dir poco di principio per la Rosa nel pugno: nel programma della neonata coppia radical-socialista, il tema Pacs/coppie di fatto è al secondo punto, subito dopo il divorzio breve. Il progetto è chiaro: «istituzione del registro delle unioni civili di coppie dello stesso sesso o di sesso diverso e possibilità di regolare per via contrattuale alcuni profili della vita in comune». E gli esponenti milanesi della Rosa ne hanno parlato a lungo con Ferrante e con gli altri candidati, Milly Moratti, Dario Fo, Davide Corritore. Roberto Biscardini, parlamentare dello Sdi ed esponente di spicco della Rosa a Milano, spiega: «Questo argomento sarà uno dei principali punti del programma in base al quale decideremo a quale candidato dare il nostro sostegno per le primarie del 29 gennaio». La Rosa non ha ancora deciso se sostenere o no Ferrante e i Pacs in formato comunale saranno determinanti per la scelta.
Nando Vertemati, segretario provinciale dello Sdi, ha in mente modelli di riferimento come Firenze o Pisa, dove il registro esiste da tempo: «È un atto amministrativo che dà garanzie sui servizi comunali e consente l’accesso agli ospedali, il trasferimento del contratto d’affitto, la reversibilità degli assegni, i diritti per mense, asili e trasporti». È chiaro che per la Rosa non si tratta di un punto di arrivo ma solo di partenza. Biscardini teorizza: «Serve un nuovo modo di concepire la famiglia. È evidente che istituire il registro delle unioni civili sarebbe poca cosa rispetto alle possibilità aperte dalla legge nazionale, ma si tratta di un primo passo necessario».
Scetticismo nella Margherita. «Se si tratta di risolvere problemi a livello individuale, se ne può ragionare - è la tesi di Fanzago -. Ma prima voglio capire se sono in ballo solo questioni amministrative o se invece si vuole violare il dettato della Costituzione, che all’articolo 29 tutela i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». Il capogruppo della Margherita a Palazzo Marino ritiene la questione tutt’altro che definita: «L’ipotesi fatta al tavolo deve ancora essere discussa. Quando verrà formulata in modo compiuto, vedremo se è compatibile con l’intesa raggiunta a livello nazionale. Deve essere chiaro che l’obiettivo è risolvere problemi a livello individuale. Penso ad esempio alle conseguenze sfratti e alla necessità di estendere i diritti ai conviventi».
Franco Mirabelli, segretario provinciale dei Ds, va oltre e difende il significato e la valenza politica dell’iniziativa: «È il primo passo perché le coppie di fatto possano avere anche a livello nazionale il riconoscimento al quale hanno diritto». Un discorso che vale in tutta Italia ma che a Milano è particolarmente sentito perché riguarda un’altissima percentuale di coppie. «Decine di migliaia di persone convivono e mi riferisco sia a coppie eterosessuali che gay - spiega Mirabelli -. Inoltre quasi la metà dei bambini che nasce in città viene concepita da coppie di fatto». Agli amministratori, aggiunge Mirabelli, tocca prenderne atto: «Il compito della politica è riconoscere le libere scelte degli individui e garantire loro diritti adeguati».