Ferrante in piazza tra no global e radical chic

L’ex prefetto alla manifestazione dei Verdi. E c’è chi urla che i centri sociali sono rock, come lo spinello

Gianandrea Zagato

C’è pure qualche girotondino d’essai. Spruzzata che non guasta al sit-in dei Verdi in largo Cairoli. Appuntamento senza gnocco fritto d’ordinanza per ex comunisti, no global da librerie Feltrinelli, sindacalisti in servizio permanente effettivo e leoncavallini in disarmo ma col bandierone anti-proibizionista. Tutti convenuti con l’illusione che la presa della Bastiglia milanese passi attraverso la conquista di Palazzo Marino ovvero con la vittoria alle primarie dell’ex prefetto Bruno Ferrante.
Qualcuno osserva che, all’angolo con via Dante, mancano Gad Lerner e Gino Strada. In compenso c’è Filippo Penati che, mazzetta sottobraccio, saluta e se ne va senza nemmeno stringere la mano al candidato dell’Unione. Ma lui, Ferrante, non se ne accorge. No problem per chi ha rappresentato lo Stato a Milano e che, tra l’altro, alla sua prima uscita in piazza ha ben altro a cui pensare. Cosa? Be’, il tormentone made in Celentano, «Ferrante è rock o lento?». Risposta non in grisaglia prefettizia: «Ferrante è rock». Applausi di chi sostiene che «le case occupate e i centri sociali sono rock, come gli spinelli». Ma il sit-in dei Verdi pretende parole d’ordine, «una politica antismog seria, dopo undici anni di promesse» esclama Carlo Monguzzi.
E Ferrante non si tira certo indietro: «Serve una politica di ampio “respiro” - e lo dico non a caso -, voglio rendermi utile perché amo Milano e si sviluppi anche con un’aria migliore». Naturalmente «con tanto di coinvolgimento dei cittadini che devono tuttavia sensibilizzarsi nei confronti del problema ambientale». Segue consiglio di inforcare la bicicletta, mentre Dario Fo invita «a usare l’olio di colza che non inquina» e Davide Corritore, l’outsider che in passato abbandonò a una settimana dal voto l’allora candidato sindaco della sinistra Aldo Fumagalli, annuncia che avverte «l’infelicità dei milanesi». Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere, davanti a questi ambientalisti dell’ultim’ora che non convincono. «Quali misure prendere? È un problema da affrontare con coloro che sostengono la mia candidatura o faranno parte della coalizione di governo» taglia corto Ferrante.
Già, il tempo stringe e l’attendono altrove. In qualche istituto di sondaggi? Sbagliato: «Fanno la loro parte» osserva l’ex inquilino di Palazzo Diotti, «lasciamoli fare il loro mestiere. I sondaggi, io, li guardo con attenzione ma non più di tanto». Vabbè, ma dove è atteso l’ex prefetto? Che domanda, in periferia naturalmente. Non però dai soliti comitati di quartiere bensì da una signora della Milano illuminata. Anzi, la signora per eccellenza: Lina Sotis. Sì, proprio lei, la regina del bon ton ambrosiano che si è perso per strada e che dà i voti senza fare un plissè.
Appuntamento in quel di Bonola al Tendone City Life, dove con tè danzante si festeggiano le regole che aiutano «la grazia del vivere» ossia le settantotto voci sull’educazione civica, il cellulare e il corteggiamento, la convivenza e il divorzio ma anche le pubbliche relazioni. Passaggio dal no global al radical chic che sembra indolore al candidato dell’Unione, quello che la Sotis definisce «più importante, che dà sicurezza». Anzi, occasione d’oro per preannunciare che «le periferie vanno curate di più perché sono il cuore della città, nel senso che lì c’è l’identità dei milanesi». Uscita che piace ai cinquecento e passa ospiti della signora Sotis in una cornice davvero insolita rispetto alla solita libreria. E Ferrante lo sa, «la mia campagna elettorale è iniziata nelle periferie ma deve proseguire nelle periferie». Anche senza girotondini e no global.