Ferrante vuol far votare gli immigrati

Bruno Ferrante reclama il voto degli immigrati. L’ex prefetto candidato sindaco in quota Ds sostiene che «vanno coinvolti nella vita di Milano». Come? «Prima col voto alle primarie del 29 gennaio» e dopo «ponendo il problema della loro piena integrazione, anche sul piano della rappresentanza politica». Messaggio chiaro. Che diventa sempre più trasparente quando Ferrante fa sapere di non «voler essere un sindaco alla Cofferati»: «Io sarò un sindaco alla Ferrante». Garanzia a no global e girotondini di un rapporto non conflittuale ma solidale se questa città sarà governata dal centrosinistra. Promesse elettorali di un candidato che in cambio del voto si impegna a «trasferire risorse e poteri alle circoscrizioni di zona trasformandole in municipalità». Preannunci di un programma elettorale degno «di una città commissariata» denuncia Bruno Tabacci. Debolezza di un centrosinistra senza appeal e incapace di offrire a Milano «un direttore d’orchestra politico» commenta l’ad di Unicredit, Alessandro Profumo. Critiche maldigerite dall’ex inquilino della Prefettura, ormai troppo abituato ai salotti buonisti dei diessini.