Dopo Ferrara, Grosso Un’altra bocciatura per Lippi

di Tony Damascelli
Qualcosa è cambiato nella Juventus. Per esempio il cappotto indossato da Bettega Roberto, molto sorridente prima della partita, poi un «attimino» come direbbe lui, più preoccupato quando ha visto Filippini Antonio, di anni trentasei verso i trentasette, altezza dal suolo centimetri centosessantotto, peso sessantacinque chilogrammi ma un King Kong tra Felipe Melo e Grosso Fabio, due titolari delle nazionali che hanno vinto assieme nove campionati del mondo. Alla faccia degli schemi, del lavoro assiduo di Zaccheroni, delle promesse e delle premesse. Il neoallenatore della Juventus ha assistito sconsolato all’episodio e tornando verso la panchina, quasi serrando i denti, ha mormorato: «Abbiamo preso gol di testa da Filippini!».
Si entra così nella cronaca e a volte nella storia, come i risolini coreani che avevano eliminato l’Italia dal mondiale inglese. A proposito di cronaca e storia: la nenia del record di presenze di Del Piero che ha eguagliato a quota 444 Boniperti, fa venire il latte alle ginocchia. Non conta il numero, non contano gli scudetti o le coppe, conta il carisma, conta la caratura del personaggio e avvicinare Del Piero a Boniperti significa consultare gli almanacchi e non conoscere la realtà del calcio che non è soltanto quello proposto dalla televisione. Ai contemporanei segnalo che Boniperti Giampiero fece parte della selezione Resto del Mondo che nel ’53 giocò a Wembley conro l’Inghilterra, l’amichevole finì 4 a 4 e il capitano della Juventus realizzò due gol.
Queste sono parentesi di nostalgia ma anche di storia vera, come la posizione occupata da Grosso nel centrocampo a quattro, contrariamente alle scelte tattiche di Lippi. Dunque, se le cose dovessero proseguire su questo binario si tratterebbe della seconda bocciatura dei suggerimenti forniti dal commissario tecnico mondiale: prima Ferrara, poi Grosso il quale vive di rendita dal rigore mondiale ma se è stato rispedito al mittente da due squadre campioni nazionali (Inter e Olympique Lione) qualcosa dovrebbe significare. Qualche maligno aggiunge un terzo flop, Amauri, dato in lista d’attesa azzurra ma proprio ieri messo fuori rosa dallo stesso ct che ha preannunciato: «Prenderò soltanto italiani».
Il pareggio di Legrottaglie è stato un anticipo di carnevale, il pugliese non rientrava nella squadra-tipo anteZaccheroni natum, essendo considerato riserva di Cannavaro o di Chiellini. Meglio per lui e per la Juventus, brava ma lenta a comprendere l’utilità del trentatreenne difensore. L’infortunio muscolare di Cannavaro, che va per i trentasette, dovrebbe suggerire altre riflessioni sia al selezionatore azzurro sia alla triade juventina a meno che non vogliano taroccare i documenti anagrafici come altri dirigenti puri e duri, di società immacolate, hanno saputo fare in passato.
Così come l’ennesima «felipata» di Melo, che meriterebbe - oltre alla multa - la panchina accanto a Del Piero, sostituito nella notte del record dallo sconosciuto Manuel Giandonato.
L’impressione è che in una settimana Zaccheroni sia invecchiato di due anni, non poteva immaginare di trovare una situazione del genere, molti reduci, qualche scampato, alcuni sopravvissuti, insomma quello che Jean Claude Blanc chiamava, ma non chiama più, il «projetto». Il risultato finale non muta di una virgola il quadro clinico, il problema non è il medico ma il paziente o la struttura sanitaria.
Al riguardo, ieri sera, nella tribuna dell’Armando Picchi era presente Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Qualsiasi riferimento ai problemi della Juventus mi sembra puramente voluto.