Ferrara lancia il Napoli sudamericano «I fischi? Li prendeva anche Diego»

da Roma

Napoletano doc, undici anni nella prima squadra azzurra dopo la trafila nelle giovanili, poi il trasferimento a Torino e la partita d’addio al San Paolo. Ciro Ferrara fu uno dei simboli di quel gruppo (trascinato da Diego Maradona) che alla fine degli anni ’80 fece sognare la città ai piedi del Vesuvio: due scudetti, una coppa Uefa, una coppa Italia e una Supercoppa.
Ferrara, il Napoli torna in serie A dopo sette anni. Che sensazione prova?
«Un’enorme gioia. Il Napoli merita di essere tra le big del calcio. Credo che la società abbia fatto molti sforzi negli ultimi anni per ripartire dal fallimento, ha vissuto la serie C con grandi difficoltà ed è riuscita a conquistare due promozioni consecutive. Non era un’impresa facile ma l’ha realizzata, adesso raccoglie i risultati. La serie A è il palcoscenico giusto per il club, i tifosi e la città. In termini di numeri cambierà poco, visto che il San Paolo ospitava cinquantamila spettatori anche in C. Cambieranno i protagonisti in campo, a Napoli si rivedranno i grandissimi campioni».
Sarà un torneo di altissimo livello, con il Napoli sono tornate in A la Juventus e il Genoa.
«L’anno scorso la B ha avuto un successone incredibile proprio grazie alla presenza di queste squadre. Ma tutte e tre non meritavamo di essere lì, sono piazze importanti che hanno tifoserie importanti».
Nella campagna di rafforzamento, la dirigenza ha guardato al mercato sudamericano e sono arrivati giovani promesse come l’uruguaiano Gargano e l’argentino Lavezzi, autore di una tripletta nell’ultima partita di coppa Italia.
«La storia dice che i calciatori del Sud America a Napoli hanno sempre portato dei risultati. Ma se pensiamo che questi ragazzi possano emulare le gesta di Maradona e Careca, non gli diamo un grande aiuto. Vanno lasciati crescere e maturare, in modo che aiutino la squadra a raggiungere gli obiettivi prefissati. Certo, i tre gol di Lavezzi in una partita così importante sono un buon viatico per la stagione».
A proposito di obiettivi, De Laurentiis ha detto che il Napoli farà un campionato d’attesa, dove spera di posizionarsi tra il decimo e il dodicesimo posto.
«È giusto essere prudenti e non fare proclami, a me non è mai piaciuto chi li fa. Il presidente conosce l’ambiente dove c’è molta attenzione e il pubblico vive di entusiasmo e di risultati, per cui preferisce stare con i piedi per terra. Se poi arriverà qualcosa di più, tanto meglio».
Durante il «Trofeo Moretti», i tifosi gli hanno riservato una dura contestazione.
«La passione dei napoletani è talmente forte che non è possibile pensare a una piazza poco esigente. I tifosi riuscivano a contestare anche all’epoca del mio Napoli che vinceva scudetti e coppe, figuriamoci se non lo fanno adesso. Qualcuno scontento ci sarà sempre, nel bene e nel male, ma la cosa certa è che il sostegno alla squadra non mancherà mai».
De Laurentiis ha promesso altri rinforzi, lei si sente di dargli qualche consiglio?
«Non mi sento in grado di dare consigli al patron e tanto meno a un ottimo dirigente com’è Pier Paolo Marino, un esperto del mercato».
Per essere una neopromossa, il sorteggio è stato benevolo: non avrà un inizio di torneo da brividi.
«È sempre il campo che dà l’ultima parola. Certo, esiste la possibilità di fare punti importanti subito, anche se bisogna diffidare di ogni avversaria specie quando sei l’ultimo arrivato. E prima o poi devi incontrare tutti, con il tempo si vedrà il valore reale del Napoli. Magari quando i meccanismi di gioco saranno più rodati».
Allarghiamo l’orizzonte: sarà ancora un campionato che penderà verso il Nord?
«Inter e Milan partono favorite ogni anno per gli organici e i mezzi che hanno, c’è curiosità intorno alla nuova Juventus, ma ci sono squadre interessanti anche al Centro-Sud».
Molte partite importanti a Napoli si dovranno giocare di giorno per motivi di sicurezza. Ne perderà lo spettacolo?
«Le partite in notturna hanno un fascino diverso, ma credo che cambi poco giocare di giorno. Ci sono alcuni problemi logicistici per il San Paolo e ce ne saranno anche altrove».