Ferrara, un modello per i finiani Sbaglia e perde? Però è giovane

RomaLui, Ciruzzo, dichiara persino di aver stilato una «lista nera» ed è pronto ad attendere sulla riva del fiume i cadaveri dei suoi critici. L’altro, Gianfri, ultimamente parla solo linguaggi istituzionali (le cimici sono in agguato), ma si può giurare che abbia fatto lo stesso. Attende pure lui.
Per qualche giovane finiano - l’attenuante è che sia juventino - il primo, Ciro Ferrara detto Ciruzzo, è l’esempio vincente. Oddio, si dirà: vincente proprio no. In effetti, per essere «vincente» Ferrara è piuttosto «perdente»: ma che importa. Dall’allenatore della squadra torinese, in evidente crisi, arriva una lezione, la «lezione del cambiamento», come avvertono gli aedi di Fini sul web-magazine della ormai arcinota fondazione FareFuturo. Una lezione di vita che incute coraggio e sprona alla fiducia, anche se il presente è cosa grama. Qual metafora migliore, per i giorni bui nello studio al primo piano di Montecitorio?
«Dopo una brutta figura con il Bayern Monaco - scrive l’indomita articolista di FF -, con una squadra senza equilibrio, lasciata all’azione personale, all’iniziativa individuale, incapace di fare gioco, insomma... tutti contro lo stratega: subito, via, a casa». Eppure, chi non sa che quando occorre andare avanti la «peggiore delle strategie è lamentarsi, avere paura, rifugiarsi nel già conosciuto, nel già testato»? Altroché: per andare avanti occorre ben altro. «Costruire il futuro, rischiare, puntare su chi fa dell’appartenenza una chiave di lettura del domani, un capitale su cui investire e non un vessillo su cui piagnucolare... Quindi, puntare sui propri giovani, far fare loro esperienza e permettere anche di sbagliare, se serve, se è salutare per crescere e fare meglio, con più sapienza e competenza, dopo». Si può «anche cadere», insomma, ma accettando la caduta, «la perdita di equilibrio, per trovarne un altro, davvero nuovo, davvero adatto a cominciare una nuova storia».
Per chi avesse la testa dura, o soltanto un po’ di magone e ansia per il futuro, prego volersi rifare alla parabola (ahimè appesa a un filo) del giovane allenatore Ferrara, «un esempio non solo per il calcio ma per la politica italiana: perché scegliere uno come lui significa puntare su un giovane che ci mette il cuore e la passione. Significa non scegliere la strada già battuta, significa davvero voler cambiare conservando intatto il senso di identità e di appartenenza. Per cominciare un’epoca d’oro, ma futura». Conclude la metafora di politica un tanto al chilo: «Lasciamo alla politica la possibilità di sbagliare, ma a un patto. Che cambino le facce. E che possibilmente abbiano meno rughe senza mai essere state soccorse da un’abbondante dose di botulino». Se si è capita bene l’amara lezione scovata dai giovani e geniali amici di FareFuturo, accettiamo senza paura che a sbagliare sia il leader dalla faccia nuova, non stirata dal botulino e magari privata del fez. Sbaglierà non una, ma cento volte, e alla fine farà precipitare la squadra in serie B. Però volete mettere la soddisfazione? Il futuro sarà migliore, si vincerà passeggiando sul Casalpusterlengo e godendosi il bel gruzzolo del 2 per cento di voti, ma che felicità. Largo ai giovani: Ferrara per il calcio, Fini per il Pdl. Strategia davvero avvincente, che di sicuro appassionerà i tifosi juventini e quelli finiani. Intanto, per favore, non ci sarebbe un Carletto Mazzone da richiamare in panchina? Uno capace di randellare le palle là dove si dovrebbe, magari nella porta avversaria? O soltanto per randellare qualche giovane, così come raccomandavano le nonne di una volta?