Ferrara, un teatro pieno per smentire i sondaggi

«Tutti dicono che andremo molto male alle elezioni: può anche darsi. Le mie previsioni invece sono ottimistiche perché le associazioni di sondaggi sono fatte per intercettare un voto su un campione molto tradizionale. Ma non è poi così importante che io diventi ministro della Sanità o che Eraldo Ciangherotti vada in Parlamento. Gli altri fanno campagna elettorale per vincere le elezioni, noi presentiamo una lista per fare campagna elettorale». Parola e musica di Giuliano Ferrara ieri pomeriggio al teatro della Gioventù di via Macaggi nella terza tappa ligure del suo tour anti aborto, che in serata lo ha portato a La Spezia dopo essere passato da Imperia, Savona e Genova. Dove non ha trovato nessuna traccia di contestazione, ma al contrario un teatro gremito di giovani e di mamme che lo hanno applaudito a lungo.
A loro il direttore de Il Foglio ha chiesto un voto secondo coscienza, su temi che riguardano valori non negoziabili, come la vita «in un'epoca in cui la vita non fa più notizia». La lista di Ferrara, «Aborto? No grazie», si candida solo alla Camera dei Deputati, rinunciando al Senato dove il premio di maggioranza potrebbe influire in maniera decisiva «semplicemente per garantire in Parlamento la presenza di onorevoli convinti circa i temi della biopolitica e della bioetica», dice Eraldo Ciangherotti, presidente del centro di aiuto alla vita di Albenga, capolista in Liguria nonostante la giovane età (33 anni).
La lista di Giuliano Ferrara nel suo programma chiede l'applicazione della parte preventiva della legge 194 (attraverso la riforma dei consultori e dei centri di aiuto alla vita) e s'impegna a vietare per legge l'introduzione in Italia della pillola abortiva Ru486, «che - ricorda il capolista per la Liguria - ha già prodotto 32 morti, 16 donne e 16 bambini e ha un indice di mortalità dieci volte superiore all'aborto chirurgico anche se nessuno ha il coraggio di dirlo». Chiede anche di emendare l'articolo 3 della Costituzione comma 1: dove è scritto «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge» bisogna aggiungere la frase «dal concepimento fino alla morte naturale» e di fondare in ogni regione italiana un'agenzia per le adozioni il cui compito sia quello di favorire l'adozione di quei bambini che possono essere sottratti a una decisione abortiva di qualunque tipo. Sono i punti chiave del «programma serio di una lista pazza».
Ma per Giuliano Ferrara «la nostra lizza non è così strampalata dal momento che anche il cardinale Angelo Bagnasco ha riscontrato una stringente analogia tra la moratoria sulla pena di morte legale e quella proposta da me sull'aborto». Il direttore de Il Foglio a Genova non può non soffermarsi su quello che è diventato un suo manifesto elettorale: il caso di un aborto clandestino in nome di un reality show, cioè con «la cosa più cretina prodotta dalla società contemporanea. Ma non c'è da stupirsi poiché la legge sull'aborto ha tolto ogni significato alla vita delle persone cambiando la nozione stessa di ciò che è umano. L'aborto è diventato l'ultimo anello della catena della contraccezione: un'abitudine, anzi una convenzione, moralmente indifferente».