Ferrara: voglio il ministero della Salute

Il direttore del Foglio dà ormai per fatto l'apparentamento con Berlusconi: "Lui è già a Palazzo Chigi, noi 'Pro-Life' prenderemo oltre il 7% in tutte le regioni. Fare il sindaco di Roma non è la mia aspirazione, ma accetterei"

Roma - «Io penso che Berlusconi sia già a Palazzo Chigi, come tutti sanno, naturalmente se si apparenterà con le mie liste che prenderanno oltre il 6-7% in tutte le regioni dove verranno presentate». Giuliano Ferrara, direttore del Foglio e promotore delle liste antiabortiste «Pro-life», è sicuro di un ritorno del centrodestra al governo e lo ha ribadito ieri nel corso della trasmissione di Rai 3 In mezz’ora.
La questione ancora aperta (ma fino a un certo punto) è quella dell’apparentamento con il Pdl. «In termini ufficiali - ha specificato Ferrara - non posso annunciarlo, ma in termini ufficiosi sì: sono certo che avverrà». Lo scopo che il giornalista si prefigge è quello di «portare al Senato e in Parlamento delle brave persone» che difenderanno la battaglia sulla vita. Il collegamento tra liste è il passaggio fondamentale per la successiva candidatura di Giuliano Ferrara a sindaco di Roma. «Non sarebbe la mia aspirazione - ha precisato - ma siccome delle persone con molta stima nei miei confronti e con le quali mi apparenterò me lo chiedono, lo farò».
Il giornalista, tuttavia, è apparso alquanto scettico sulle chance di vincere la corsa per il Campidoglio. «È molto probabile che vinca Rutelli», si è schermito aggiungendo che in un prossimo governo del Pdl si candiderà «a fare il ministro della Salute e della Sanità». La lista «Aborto? No grazie» ha infatti un preciso obiettivo: l’aiuto alla vita «contro l’eugenetica, contro la strage di bambine in Asia», un progetto che si può concretizzare attraverso una richiesta di moratoria presso le Nazioni Unite. E Ferrara ha già individuato i potenziali avversari: in primo luogo, Walter Veltroni e il Pd «che sta trattando con il partito più ferocemente abortista come quello radicale».
La possibile convergenza verso il Popolo della libertà sgombra il campo dalle ipotesi di una confluenza dei «Pro-life» verso il centro cattolico. «Casini - ha detto Ferrara - è un politico di carriera che qualche volta questa carriera l’ha tirata in mezzo alle gambe a Berlusconi e qualche volta l’ha messo in imbarazzo». Il Cavaliere, secondo il direttore del Foglio, «fa un ragionamento cinico: non voglio qualcuno che mi dirotti il percorso del futuro governo, ma con me tutti questi problemi non ci sono».
Il leader dell’Udc ha replicato a stretto giro di posta. «A “Giulianone” voglio dire che non sarà la battaglia per la vita a darti la patente del buon amministratore», ha ribattuto l’ex alleato del centrodestra riferendosi alla candidatura al Campidoglio. Un percorso nel corso del quale Ferrara sembra aver già trovato dei compagni di strada come il coordinatore di Roma e del Lazio di Forza Italia, Francesco Giro, e Mauro Cutrufo della Dc per le autonomie.
Ma il punto più interessante del confronto di ieri tra Giuliano Ferrara e la conduttrice del programma Lucia Annunziata è stata la vicenda svoltasi a Napoli pochi giorni fa: l’aborto di una donna gravida di un feto affetto da sindrome di Klinefelter. Ferrara ha nuovamente stigmatizzato l’avvenimento: «Con quella malattia che hanno decine di miglia di persone si può vivere, pur in condizioni difficili, ci sono delle cure». Insomma, non si può decidere «per gli altri» un’interruzione di gravidanza alla ventunesima settimana «senza tener conto di quell’altro che c’è» giacché la vita umana inizia sin dal concepimento.
«Ho fatto le analisi e ho chiesto a mia moglie di accendere un cero in Chiesa affinché mi venga diagnosticata quella malattia perché sarebbe la prova che si può vivere, mentre un bambino alla ventunesima settimana è stato raschiato via», ha proseguito. «Siccome mi candido a ministro della Salute - ha affermato - emanerò delle linee guida sulla sindrome di Klinefelter affinché venga esclusa dalla lista delle malattie per le quali avviene l’aborto terapeutico». La finalità non è cambiare la legge 194 che regolamenta la materia, «ma applicarla».
Ferrara è andato oltre autodenunciandosi. «L’aborto da legale è diventato legittimo», ha sottolineato, e tra le ragioni per le quali vi si ricorre ci sono spesso «i maschi, che sono dei mascalzoni». «Io - ha detto - sono stato tre volte mascalzone, un peccatore e tre bambini non sono nati perché le loro madri hanno rifiutato la maternità e io mi sono girato dall’altra parte».