«La Ferrari del 2012? Sbarco in India e motori ecologici»

Parla l’ad Felisa. I Paesi emergenti potrebbero spingere in futuro la produzione

da Milano

A Maranello è tempo di riorganizzazione. L’imminente ritorno di Luca di Montezemolo al ruolo di presidente a tempo pieno, una volta concluso il passaggio delle consegne in Confindustria, coincide con un nuovo assetto in casa Ferrari. Nominato a marzo Amedeo Felisa, come amministratore delegato al posto di Jean Todt, di fatto scompare la direzione generale. A Felisa, a questo punto, rispondono le seguenti direzioni: Tecnica (Roberto Fedeli), Marketing e commerciale (Dany Bahar), Industriale (Andrea Bozzoli), Gestione sportiva (Stefano Domenicali), Risorse umane e segreteria generale (Mario Mairano), Finanziaria (Francesco Zagarese), Comunicazione (Stefano Lai), Ufficio legale (Massimiliano Maestretti) e Audit (Marco Gradenigo). Il nome di Felisa è da sempre legato all’auto «made in Italy (è in Ferrari dal 1990, dopo aver iniziato la sua carriera nel ’72 all’Alfa Romeo) e prima della sua nomina ai vertici del Cavallino, si era parlato di un possibile trasferimento a Torino, alla guida di una delle divisioni di Fiat Group. «Il Lingotto - risponde in proposito Felisa - è l’azionista di riferimento. E da parte mia sono sempre pronto ad andare dove mi chiamano. In questo mio nuovo ruolo, comunque, sto operando nel segno della continuità».
Sulla scrivania dell’ad della Ferrari c’è il nuovo piano industriale della casa di Maranello, ovvero la sequenza delle novità che la fabbrica produrrà da qui al 2012.
Ingegner Felisa, a Maranello si apre un nuovo ciclo anche sotto l’aspetto della produzione?
«Nei prossimi quattro anni sarà rivista l’intera gamma. Abbiamo di fronte un arco di tempo molto impegnativo. Con la 599 Gtb Fiorano si è chiuso un capitolo. Proporremo una novità all’anno, riadattando la gamma alle nuove esigenze. Le motorizzazioni dovranno avvicinarsi a quanto richiesto dalle normative sull’ambiente».
E per quanto riguarda lo stile e le trasmissioni?
«In quest’ultimo caso siamo pronti con una tecnologia nuova. I concept presentati avranno un’evoluzione. Non ci saranno, comunque, né Suv né vetture con quattro porte, nel rispetto di quanto sottolineato dallo stesso Enzo Ferrari: “Mai una Ferrari a quattro porte”. I filoni, quindi, rimarranno due: sport car e gran turismo».
A Detroit avete sorpreso tutti con il prototipo a bioetanolo. Ci sarà uno sviluppo?
«I mercati più interessati a questa alimentazione sono Usa e Nord Europa. L’etanolo può essere una carta da giocare, ma restiamo concentrati sulla benzina e sulle innovazioni che abbattono i consumi senza snaturare le prestazioni».
Il nome Dino torna sempre alla ribalta...
«Ha fatto parte della storia della Ferrari, ma un suo ritorno farebbe pensare a una nostra vettura low cost. Non è nei piani».
Montezemolo presidente a tempo pieno...
«La sua presenza costante è importante. Rappresenta, infatti, la radice di quello che è stato fatto negli anni per il futuro della Ferrari».
Intanto si parla della possibile crescita fisiologica della produzione a 10mila unità, rispetto alle oltre 6.400 con cui si è chiuso il 2007. Sarebbe una vera svolta...
«Abbiamo sempre dimostrato di saper raggiungere gli obiettivi senza spingere sui volumi. Seguiamo la domanda del mercato. Un aumento è forse possibile, ma non nel breve. Dipende da come andrà l’economia mondiale e dalla domanda in arrivo dai Paesi emergenti. Punto fermo è il mantenimento dell’esclusività».
L’India si appresta a diventare un nuovo importante sbocco commerciale...
«Sì, ma non prima dei prossimi tre anni. L’India deve ancora crescere a livello di infrastrutture. In Cina, invece, siamo ben radicati, tanto che il 25% della clientela è rappresentato da donne».
I rapporti con i sindacati. Nei mesi scorsi ci sono stati degli scioperi interni...
«Lavoriamo con loro per raggiungere un punto di equilibrio. Ogni tanto, però, restiamo sorpresi di come i nostri sforzi per lo sviluppo dell’azienda non vengano riconosciuti da tutte le organizzazioni».