«Ferrari? Anche una piccola quota»

nostro inviato a Ginevra

«Sì, mi piacerebbe possedere anche una piccolissima parte della Ferrari. Però non mi è mai stata offerta e, da parte mia, non ho mai avanzato richieste in proposito. Ma vista l’amicizia che mi lega al presidente Luca Cordero di Montezemolo chissà se in futuro...». È il sogno nemmeno tanto nascosto di Ratan Tata, il più potente industriale indiano, a capo di un impero che spazia in numerose attività il cui fatturato (21,9 miliardi di dollari) equivale al 2,8% del pil del Paese. Tata, da un anno membro del cda della Fiat («è vero - risponde sorridendo - a volte arrivo a Torino a bordo del mio jet che piloto personalmente: partecipo alla riunione e poi mi rimetto ai comandi per il ritorno»), rappresenta l’alleato asiatico forte del gruppo torinese. Il Giornale ha intervistato Tata al Salone di Ginevra, nel piccolo stand della divisione automobilistica, visitato quasi in processione dallo stato maggiore della Fiat: il presidente Montezemolo, il vice John Elkann e l’amministratore delegato Sergio Marchionne.
«Ho sentito dall’ad della Ferrari, Jean Todt - aggiunge il tycoon, subito dopo aver presentato ai giornalisti le novità della casa indiana, tra cui il pick-up che sarà prodotto in Argentina grazie all’accordo con la Fiat (la versione con logo e motore indiani costerà tra 16 e 20mila euro) - che il Cavallino punta anche sull’India. Non so se sarò coinvolto in questa operazione, ma mi piacerebbe. La Ferrari ha una grande immagine e fa immagine».
Pensa di portare la Formula 1 anche in India e di costruire un parco tematico dedicato alla Ferrari, come quello che sta nascendo negli Emirati?
«Non so se la F1 arriverà da noi. Operazioni del genere comportano grossi investimenti e nel mio Paese esistono, in questo momento, altre priorità».
Anche l’Alfa Romeo le piace moltissimo...
«Penso che l’Alfa possa sbarcare da noi prima della Ferrari. Anche perché in India chi vuole comprare una Ferrari non ha problemi a venirsela a prendere a Maranello».
Lei è da un anno nel cda della Fiat. Che tipo di idea si è fatto?
«È un’esperienza molto utile. Ascoltando Luca e Sergio ho imparato tanto, sicuramente sono riunioni istruttive per me. Sono anche orgoglioso di aver assistito al ritorno al successo della Fiat».
Analisti e banche d’affari sostengono che prima o poi Fiat Auto, proprio perché è tornata in salute, verrà separata dal resto del gruppo. Se ciò si verificasse sarebbe disposto a entrare nell’azionariato di Mirafiori?
«Non ho commenti da fare al riguardo».
In India è presente anche il gruppo Piaggio. Ha mai pensato a una collaborazione nel campo delle moto?
«Non abbiamo mai preso in considerazione il panorama motociclistico. E con Piaggio non ci sono mai state discussioni».
Fiat e Tata condividono numerosi progetti che spaziano dalle auto ai camioncini. Come sarà questa alleanza da qui a 5 anni?
«Posso solo dire che ci sono due partner che sondano in continuazione le opportunità di collaborazione che si presentano. E quando gli interessi coincidono se ne parla».
Intanto, grazie a Fiat e Iveco, per voi si spalancano le porte di due grandi mercati: Sudamerica e Cina...
«È vero e sono molto contento dei nuovi orizzonti che ai aprono al mio gruppo in virtù di questi accordi. Grazie alla Fiat abbiamo la possibilità di esplorare nuovi territori».
Quale sarà la prossima tappa delle intese con Torino?
«Intenzione di entrambi è poter condividere tecnologie e piattaforme. Credo che possiamo fare molto assieme. Sono sicuro che sarà possibile ampliare la nostra attuale collaborazione. E questo accadrà naturalmente man mano che procederemo. Per quanto riguarda la nostra auto “low cost” da 2mila euro che sarà pronta nel 2008, la Fiat ha espresso un interesse per commercializzarla in alcuni Paesi, come il Sudamerica».
Il suo gruppo ha appena acquisito il colosso anglo-olandese dell’acciaio Corus. Significa che in futuro darete più peso a questo tipo di business?
«L’auto avrà lo stesso peso dell’acciaio. Non ci saranno disequilibri. Vogliamo crescere in entrambi i settori. È comunque vero che l’operazione Corus ha portato su Tata i riflettori di tutto il mondo».
Tra le varie attività del suo gruppo c’è anche quella turistico-alberghiera. L’Ifil della famiglia Agnelli, oltre alla Fiat, controlla anche il tour operator Alpitour. Pensate di investire negli alberghi anche in Italia?
«Con il premier Prodi e Montezemolo, in qualità di presidente di Confindustria, sono state esaminate varie possibilità di investimento nel campo turistico. Ma prima bisogna potenziare i voli tra India e Italia».